Minosse ricorre al Tar: “Un bando fatto apposta per farci fuori”

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CIVITAVECCHIA – Conferenza stampa infuocata, ieri pomeriggio alla sede della CPC, nell’ambito della vertenza fra portuali ed ENEL. La questione ruota – come ampiamente emerso in questi giorni – intorno al bando per la gara riguardante lo scarico del carbone nell’area portuale, che di fatto, in base a quanto denunciato dalla CPC, metterebbe fuorigioco i lavoratori della Minosse, società creata ad hoc in seno al Porto dieci anni fa.

Un bando “assolutamente illegittimo”, come l’ha più volte definito l’avvocato Enrico Pierantozzi durante il suo intervento: “Non esiste possibilità di emendare, la gara va ritirata. il bando infatti viola la Legge 84/94, che stabilisce che le imprese, per lavorare nel mercato portuale, debbano avere dei requisiti precisi stabiliti dall’Autorità Portuale. Requisiti che, in questo caso, ENEL ha ignorato, aprendo la gara anche ad enti che non li rispettano”.

Ma al di là degli aspetti legali, sono tanti i punti critici emersi dalla pubblicazione del bando e che a livello locale stanno dividendo la politica e non solo. A tal proposito, è stato un fiume in piena il presidente Enrico Luciani: “Noi esigiamo il ritiro della gara, e su questo saremo irremovibili. Oltre alla questione legale, questo bando rompe un patto sociale che ENEL aveva stipulato dieci anni fa con la città, già macchiata per sempre a livello ambientale e ormai in ginocchio da tempo. Così si andranno a penalizzare le imprese locali, vessate da anni di sudditanza, col restringimento del mercato verso le grandi lobby”.

Da lì, i toni si sono fatti sempre più accesi: “Oggi qualcuno vuole che questa sudditanza, che la città è costretta a pagare da sessant’anni, arrivi anche al Porto, ma ciò non avverrà. Noi stiamo cercando il dialogo, non vorrei che si arrivasse alla guerra. Il punto è che hanno parlato di libero mercato, di concorrenza; sono tutte argomentazioni fuori luogo, tant’è che non abbiamo ancora capito quali siano le reali motivazioni dietro questa scelta. Oltretutto abbiamo delle notitiae criminis a riguardo – ha rivelato poi Luciani -, che porteremo ad un notaio. Vedremo se i nostri informatori, di solito molto affidabili, ci hanno fornito delle piste veritiere”.

In ogni caso, la sollevazione è ampia e ha uno sguardo sempre proteso verso il futuro: “La misura è colma, è ora che questa città chieda il riscatto per anni di sfruttamento ambientale. Per il futuro –  ha ribadito il presidente della CPC – la speranza è che si crei un nuovo patto sociale con ENEL, ma che stavolta chiami in causa le parti integre della città”.

Dello stesso avviso anche Maurizio Iacomelli, vicepresidente proprio della Minosse, che, dopo aver fatto un breve excursus sulle natura ad hoc e “monocliente” della società che rappresenta, ha rincarato i sospetti: “Questa gara è un modo per tagliare fuori la Minosse e favorire gli interessi di qualche concorrente, dal momento che noi non ne siamo stati avvisati neanche preventivamente. In ogni caso tutto questo non lo permetto e non abbandonerò di certo i miei lavoratori”.

“Per ora – ha chiuso poi il triumvirato – la Minosse ha presentato ricorso al Tar. Presto lo farà anche la CPC, con l’obiettivo di portare anche il bando in Procura”.

L’appuntamento ora è per lunedì 9 luglio alle 16 davanti al Comune, per un sit-in che porti la questione di fronte a un sindaco “totalmente assente”, come l’ha definito lo stesso Luciani durante la conferenza. “Del resto – ha chiuso il presidente – noi non indietreggiamo di un metro”.

 

Patrizio Ruviglioni