“Ma lo sapete perché l’Authority è stata commissariata?”

autorità portualeCIVITAVECCHIA – “Qualcuno fa finta di non sapere cosa è successo negli ultimi nove mesi all’Autorità portuale”.  Inizia così una nota dell’Associazione Regionale del Lazio per la lotta contro le illegalità e le mafie “Antonino Caponnetto” che si inserisce nel dibattito sulla nomina del nuovo Presidente di Molo Vespucci. E quello che secondo l’associazione qualcuno volutamente ignora è il fatto che “l’ente è stato commissariato a seguito di una verifica
dell’Ispettorato Generale di Finanza su mandato del Dipartimento della Ragioneria Generale dello
Stato che ha evidenziato numerose anomalie nella gestione amministrativo-contabile”.
“I più – affermano dalla Caponnetto – pensano che l’uscita ingloriosa di Ciani sia stato un mero problema di un sovrannumero di autisti pagati dall’Ente Portuale ma se si avesse tempo e voglia di leggersi le carte, quelle della Ragioneria Generale dello Stato nonché quelle della Corte dei Conti che vanno dall’anno 2000 fino al 2007, si noterebbe che le responsabilità del Presidente dovrebbero quanto meno essere suddivise/condivise a più livelli, non solo politiche, ovvero con il precedente Presidente, ma anche dirigenziali.
Infatti, a conferma di una più generale condivisione della responsabilità, la verifica ispettiva punta, tra gli altri,
il dito sugli emolumenti percepiti dal personale dirigente evidenziando che la somma totale percepita
indebitamente dal 2005 al 2008 è pari a 165.665,30”. Per quanto concerne i “premi di produzione” la Caponnetto rileva nelle carte della Corte dei Conti vi è scritto testualmente: “..questi prescindono da ogni valutazione in ordine al raggiungimento degli obiettivi di incremento dei livelli di efficienza, produttività, qualità e redditività, finendo col rappresentare una mera forma di erogazione a pioggia dei compensi accessori in favore del personale”.
Ma non solo. Nella stessa verifica amministrativa contabile le Autorità di vigilanza rilevavano che i crediti non
riscossi dei canoni demaniali pregressi ammontavano, al 2008, a poco più di 15 milioni e, sottolineano ancora dall’Associazione, “a fronte di questo rilevantissimo importo, alcuna risposta è stata a tutt’oggi fornita circa l’attività di recupero dei crediti in questione messa in atto dall’Autorità Portuale nel quadriennio 2005-2008, con la dovuta preoccupazione che ovviamente la cifra indicata sarà notevolmente decurtata dalle avvenute prescrizioni”.
C’è poi, andando avanti nella lettura delle carte, il capitolo legato agli appalti di beni e servizi dove, sempre secondo l’associazione, emerge “l’uso indiscriminato di ‘gare ufficiose’ ed appaiono scarsi o quasi inesistenti i provvedimenti relativi a licitazione privata, asta pubblica e appalto concorso, evidenziando in tale contesto la singolarità che nei fascicoli esaminati, la composizione della commissione di gara risulta sempre formata dagli stessi nominativi”.
In conclusione, per I rappresentanti della Caponnetto, “affrontare il tema del nuovo Presidente dell’Authority, senza considerare tali fatti e le capacità manageriali dei vari candidati, utilizzando come unico criterio quella di una peraltro dubbia civitavecchiesità ci sembra alquanto riduttivo. L’unico auspicio è che chi deciderà il futuro dell’Ente portuale regionale, come più volte molti lo hanno con orgoglio appellato, in nome di una legalità che non è solo assenza di reato ma anche gestione etica e trasparente della cosa pubblica, abbia il tempo di leggere quanto i vari organi dello Stato hanno scritto sulla gestione dell’Ente”.
Domanda: lo avranno avuto questo tempo coloro che in tanti si prodigano per sostenere il loro candidato
ideale, con una inquietante unità di intenti?