L’allarme di CGIL e USB: “A rischio il futuro dei lavoratori delle pulizie industriali a Tvn”

CIVITAVECCHIA – C’è preoccupazione per l’imminente scadenza dei contratti di pulizie industriali a Torre Valdaliga Nord. L’allarme sul futuro dei tanti lavoratori attualmente impegnati nell’appalto (circa 130) viene lanciato dai sindacati FIOM CGIL e USB.

“Enel fa sapere che la clausola sociale prevista coprirebbe l’occupazione dell’indotto solo per quest’anno – sottolinea in una nota la FIOM CGIL Civitavecchia Roma Nord – perché già nel 2022 è prevista la riduzione di almeno il 20% delle attività. Sorgono almeno due gravi problemi, uno immediato e l’altro di breve termine, che è necessario risolvere. 1) Clausola sociale. Garantirebbe un organico calcolato sulla base delle precedenti presenze con un tempo di lavoro superiore al 50%: ciò determina un numero inferiore di operai rispetto a quello realmente necessario per garantire le attività. 2) Riduzione attività dal 2022. Si chiederebbe alle ditte di presentare e certificare un progetto per ricollocare il personale in altre commesse: ma la discussione sul futuro di Civitavecchia è ancora in corso in tutta la sua complessità e c’è il rischio concreto che il preannunciato calo di attività produca direttamente dei licenziamenti, alla faccia della clausola sociale! Gli organici non devono poter reggere il solo lavoro ordinario, come se non esistessero i turni di reperibilità, o gli interventi nei fine settimana e festivi. Enel affronti il prossimo futuro nelle opportune sedi istituzionali e con un proprio impegno concreto in programmazione e investimenti per Civitavecchia invece di scaricare sulla filiera in appalto delle responsabilità che, considerando la portata della transizione energetica che abbiamo di fronte, competono soprattutto ai livelli superiori”.

Per questi motivi la FIOM CGIL annuncia la proclamazione dello stato di agitazione per tutti i metalmeccanici negli appalti di pulizie industriali TVN.

Sulla stessa linea l’USB, ugualmente preoccupato per la prevista riduzione delle attività e del personale impiegato e per la clausola sociale che non sembra poter tutelare tutti i lavoratori, “escludendo figure che seppur parzialmente o in via indiretta sono comunque impiegate negli attuali appalti”, “senza contare le difficoltà in cui versa la maggiore azienda del settore, i cui lavoratori sono da anni in cassa integrazione”.
“Una situazione critica, quindi – commentano dall’USB – che in tutta evidenza non può essere ignorate e subita passivamente. Enel non può pensare di scaricare sui lavoratori e sulle stesse ditte locali i costi sociali della transizione. Qualora le indiscrezioni dovessero essere confermate, sarà perciò inevitabile avviare una consultazione dei lavoratori finalizzata alla promozione di azioni di protesta. Come da tempo e insieme ad altri andiamo denunciando, la fine del carbone porterà a centinaia di esuberi che non possono essere lasciati al loro destino. In mancanza di un tessuto produttivo capace di assorbirli, appaiono peraltro inutili anche gli incentivi stanziati a tal fine dal Governo. Ciò che serve è quindi lavoro, sviluppo sostenibile e maggiore occupazione, ovvero nuovi investimenti che devono essere attratti al territorio. Su questo dovrebbe coalizzarsi con urgenza la comunità locale: in tal senso stupisce il sostanziale immobilismo a cui stiamo assistendo a fronte della disponibilità e della collaborazione recentemente assicurata dal Mise sul tema della transizione. Civitavecchia reclama da anni di essere artefice del proprio destino, ma adesso che dal Governo chiedono un progetto che parta proprio dal territorio si assiste ad uno strano silenzio. Così non va. Torniamo quindi a chiedere al Sindaco di assumere un’importante iniziativa a riguardo, aprendo un ampio dibattito per un’idea di futuro su cui iniziare a lavorare con lo stesso Mise e tutti gli attori coinvolti, quali Regione, Comuni limitrofi, parti sociali e cittadini. Anche su questo i lavoratori dovranno discutere e valutare iniziative di mobilitazione”.