La transizione energetica di Civitavecchia nel contesto europeo

55

CIVITAVECCHIA – Dal Collettivo No al fossile Civitavecchia riceviamo e pubblichiamo:

“In questi ultimi mesi la vicenda della realizzazione di una nuova centrale a gas sul territorio di Civitavecchia è stata al centro del dibattito locale e nazionale sia in ambito istituzionale che all’interno dei movimenti ambientalisti che si battono da sempre contro il cambiamento climatico. Questi ultimi, in particolare, sembrano essersi lasciati finalmente alle spalle la pesante etichetta di “popolo del no” e si sono lanciati, soprattutto in periodi più recenti, nello studio e nell’elaborazione di proposte concrete realisticamente alternative all’uso dei combustibili fossili nei grandi impianti di produzione energetica. Il progetto Porto Bene Comune, elaborato e proposto dai tecnici del locale Comitato S.O.L.E, è ad esempio una di queste proposte e non è un caso che la sua credibilità stia acquisendo sempre più peso all’interno dei palazzi istituzionali.
Rispetto al nuovo corso energetico nazionale non c’è però da registrare soltanto la maturità e la rinnovata competenza dei comitati territoriali e dei gruppi ambientalisti italiani, ma anche un nuovo protagonismo europeo che, su certi ambiziosi progetti, potrebbe davvero investirci milioni di euro.
Tredici mesi fa infatti, la commissione europea di Ursula Von Der Leyen ha lanciato il suo Green Deal. Si tratta di un piano di miliardi di euro con il quale si punta ad azzerare le emissioni inquinanti entro e non oltre il 2050 con una tappa intermedia che prevede un taglio del 55% entro il 2030. Il nuovo corso europeo sul fronte della lotta ai cambiamenti climatici sembra essere molto più ambizioso del precedente. Inoltre con il Next Generation EU, la Commissione Europea ha stanziato 750 miliardi di euro (il 37% dei quali per avviare progetti di sostenibilità climatica) mettendo l’obiettivo delle emissioni zero al centro della lotta alla crisi generata dal Covid-19. Questa nuova strategia intende implementare l’utilizzo delle fonti rinnovabili affiancando queste ultime alla produzione, entro pochi anni, di un milione di tonnellate di idrogeno verde senza il quale, stando ai piani europei, sarebbe impossibile decarbonizzare il continente entro la metà del secolo. In questo quadro il commissario europeo all’industria, il francese Thierry Breton, sta già spingendo per lanciare una serie di Ipcei, ovvero i “grandi progetti di interesse europeo” in grado di intercettare sia i fondi del Recovery Fund sia i sussidi pubblici nazionali svincolati dalle normali regole UE sugli aiuti di stato. Su questa scia molti governi europei si stanno già muovendo. Non è un caso che Angela Merkel, Emmanuel Macron e Ursula Von Der Leyen si siano incontrati il 13 ottobre e abbiamo messo al centro dei loro ragionamenti la questione dell’idrogeno. Non ci stupirebbe quindi se, mentre il governo italiano tentenna e perde tempo a ragionare di nuove centrali turbogas, l’asse franco-tedesco si accaparrasse il primo Ipcei e riuscisse in poco tempo a rendere redditizio l’idrogeno attraverso il meccanismo dei sussidi pubblici e dei fondi europei.
Certo, queste sono logiche geopolitiche e di mercato che aprono inevitabilmente altre enormi contraddizioni, ma in ogni caso, in uno scenario così profondamente mutato e con la possibilità di dare finalmente gambe, fiato e finanziamenti alla vera transizione energetica nazionale basata su rinnovabili e idrogeno verde, ci sembra assolutamente anacronistico e svantaggioso sotto ogni aspetto, continuare a parlare di gas e legare i 20 miliardi del capacity market (2 all’anno per i prossimi 10 anni) ad un combustibile che rischia di alimentare centrali incapaci di generare buona occupazione sui territori e che, stando ai piani europei, andrebbe abbandonato tra pochissimi anni.
Di fronte a tutto questo sarebbe davvero urgente che si togliesse finalmente il “capitolo” gas dal “Piano Nazionale Integrato per l’ Energia ed il Clima” (PNIEC) e che si cominciasse seriamente ad ascoltare chi, oltre alla protesta, ha sviluppato in questi mesi proposte alternative serie e soprattutto al passo coi tempi. Il presente ed il futuro della nostra città non possono più essere legati ai combustibili fossili. Negare questo dato di fatto significherebbe condannare Civitavecchia ed il suo comprensorio ad ulteriori decenni di inquinamento, instabilità sociale e disoccupazione. Non possiamo più permettercelo. Non lo permetteremo”.

Collettivo No al Fossile – Civitavecchia