La memoria storica condivisa non si costruisce raccontando il lato umano di un criminale

E’ obiettivamente complesso replicare al comunicato di Paolo Iarlori e Fratelli d’Italia sulla contestata presentazione del libro “Rodolfo Graziani: il soldato e l’uomo”.
Le loro argomentazioni appaiono decisamente contraddittorie e sconnesse, oltre che stucchevoli laddove, tanto per cambiare, al tema delle censure storiche e politiche al fascismo si risponde con il consueto e stantio “e allora le foibe?”, “e allora il comunismo”? Mancava solo il richiamo a Bibbiano. Addirittura, in una sorta di excusatio non petita, si arriva a richiamare il voto favorevole per la cittadinanza onoraria a Liliana Segre, in un esercizio logico di cui mi sfugge veramente il nesso.
E’ vero, non ho letto il libro di Funari e Santoro e prima di scrivere mi sono documentato attraverso le recensioni cercate su internet; abbastanza chiare a dire il vero. In ogni caso, data la mia passione per la storia, se Fratelli d’Italia vorrà donarmi una copia del libro ne sarò sinceramente felice.
Ma il vero tema, che mi sembra sfugga a Iarlori, è un altro se come dice lui stesso il volume in questione si presenta essenzialmente come un testo storico: dato che Fratelli d’Italia è un partito e non una fondazione o un ente di ricerca storica, qual è il significato politico di questa presentazione? E’ la sede di un partito il luogo adatto per presentare il lato umano e famigliare di un criminale? A che pro? Per costruire una memoria storica condivisa, come afferma lo stesso Iarlori? Provare a farlo con volume biografico su Graziani mi sembra veramente bizzarro. La memoria storica condivisa si costruisce sul reciproco riconoscimento di ideali democratici, di valori costituzionali, di responsabilità storiche incontestabili. Provare a farlo scandagliando il lato umano di un criminale fascista lo trovo veramente ridicolo. E forse non è un caso che lo stesso Iarlori, nel nominare Graziani, parli di lui semplicemente come di un “controverso”, “importante e spesso conosciuto personaggio”, senza mai nominarlo (a proposito di memoria storica condivisa) per quello che è indiscutibilmente stato: un criminale di guerra.
Afferma Iarlori che “Fratelli d’Italia non ha scheletri nell’armadio o conti in sospeso con la storia”: eppure nella sede cittadina campeggiano in bella vista le effigi della X Mas, responsabile di acclarati crimini di guerra al fianco dei nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale, e di Junio Valerio Borghese, che della X Mas fu comandante durante la Repubblica sociale e di cui è parimenti acclarato il tentativo di golpe neofascista nell’Italia repubblicana. Personalmente credo in realtà che gli scheletri nell’armadio, perlomeno nella sede cittadina di FdI, ci siano eccome e siano anche in bella vista.
Infine Iarlori invoca la necessità di “superare definitivamente steccati e divisioni frutto di una guerra civile”. La penso in maniera radicalmente opposta: certi steccati vanno invece tenuti ben saldi, per non confondere oppressori e liberatori, per non sovrapporre carnefici e vittime, per non equiparare dittatura e democrazia. Le divisioni non si superano abbattendo lo steccato e contaminando ciò che per natura è eticamente incompatibile, ma condividendo unitariamente e senza appello lo parte di steccato in cui stare. E la sensazione è che dentro Fratelli d’Italia in qualcuno qualche dubbio serpeggi ancora.

Marco Galice