La domanda di Sel: “Ma la De Carolis cos’è?”

immigratiCIVITAVECCHIA – La visita in città del leader nazionale di Sel Nichi Vendola, martedì scorso, è stata l’occasione per i rappresentanti nazionali e locali del partito di accedere alla caserma De Carolis e verificare di persona le condizioni degli immigrati ospitati. Un sopralluogo che viene raccontato in questo modo.
“Immediatamente all’ingresso, veniamo avvicinati da decine di ‘ospiti’ che, vista la delegazione, cercano conforto e vogliono raccontare la loro storia. E il racconto è sempre lo stesso, descrive il disagio che vivono da mesi all’interno di una struttura fatiscente ed inadeguata. Abbiamo sentito le loro ragioni parlando francese e inglese. I migranti spiegano che non hanno vestiti ed è uno dei motivi per cui li cercano nei cassonetti della nostra città (e non nelle case dei civitavecchiesi come qualcuno vuole fare credere). Il cibo  non è  buono e le porzioni sono scarse. In questo caso un ragazzo mostra una foto dal suo telefonino delle  porzioni giornaliero di cibo. Nella foto si vede un vassoio di piccole dimensioni, simile a quello che si utilizza per il formaggio grattuggiato, con un po’ di pasta dentro e un panino. All’interno della caserma vengono erogati dei buoni da 2,50 euro da spendere nello spaccio interno, dove dicono che le risorse sono limitate e solo chi arriva prima riesce a prendere qualcosa. Lamentano del fatto che gli addetti alla sicurezza non parlano né inglese  né francese e molte volte, per l’oggettiva difficoltà di comunicazione, sale la tensione e qualcuno arriva all’uso delle mani”.
Circa le condizioni della struttura la testimonianza dei rappresentanti di Sel è questa: “Nel degrado delle palazzine mancano le porte delle stanze e in sostituzione di esse vengono usate delle coperte e dei teli. Le camerate, visibilmente sovraffollate, sono piene di materassi con reti. Le mura sono piene di crepe e vernice staccata a penzoloni. Arrivando dalla parte dei bagni, il degrado aumenta: sanitari maleodoranti con porte rotte, docce inutilizzabili per mancanza sia delle manopole del miscelatore sia delle cipolle da dove fuoriesce l’acqua. Le donne utilizzano le medesime docce e dopo essersi lavate sono costrette a passare in asciugamano fra i molti uomini che ci sono. Ci spostiamo poi nella mensa dove grandi tavoli sono circondati da mura che cadono a pezzi e finestre ridotte peggio.  All’interno ci sono anche bambini piccolissimi. Ci raccontano della difficoltà e del pericolo che affrontano per raggiungere la città: quando escono sono costretti a camminare per parecchi chilometri rischiando di essere investiti per la pericolosità della strada”.
Diverse, alla fine di questa descrizione, le domande che sorgono agli esponenti di Sel: “A quale categoria giuridica è ascrivibile  l’ex caserma De Carolis? Se l’ex caserma non è adeguata ad ospitare i migranti dignitosamente, per quale motivo viene utilizzata minando la dignità di uomini, donne e bambini? Quanto percepisce chi detiene la gestione della De Carolis per far fronte al mantenimento dei migranti e dei loro alloggi? Perché chi presta servizio operativo e quotidiano all’interno della De Carolis non è in grado di parlare una sola parola di francese e d inglese? Sono solo alcune iniziali e semplici domande – concludono – che poniamo ai vari responsabili della struttura”.