CIVITAVECCHIA – Sulla vicenda De Carolis se ne sono dette tante e troppe senza giungere ad alcuna conclusione.
Noi sin dall’inizio abbiamo posto due priorità: il rispetto dei diritti umani e la legalità.
Come Rete dei Cittadini siamo sempre favorevoli alla legalità, alla trasparenza e all’ordine di sicurezza per la città. Ed è giusto che nel dare accoglienza siano rispettati i reciproci diritti e doveri da parte di entrambi, ma bisogna pur dire che un Paese sia pronto ad accogliere, una città sia pronta ad ottimizzare e capire cosa vuol dire aprire centri d’accoglienza nel proprio territorio.
Per queste motivazioni importanti ci troviamo a costatare una serie di preoccupazione, e a puntare il dito verso i responsabili della questione che sono la Regione e l’Amministrazione Comunale.
La prima è che Civitavecchia non è più disponibile ad essere l’ennesima servitù ad un Centro Immigrati mal funzionante, dove ci sono dei costi eccessivi, ma che non porta nessun posto di lavoro ai cittadini.
La materia dell’Immigrazione è in continua evoluzione anche a livello internazionale, e non ci si può svegliare al mattino e proporsi per questo mestiere, né tantomeno un’amministrazione può improvvisarsi ad accogliere come può, soprattutto se parliamo della nostra Amministrazione, dove sta vivendo delle grosse piaghe sociali come quella dell’emergenza abitativa, della disoccupazione, della movida violenta, di un servizio sociale inesistente, di un ospedale ridotto al minimo delle funzioni, quindi non possiamo essere rassicurati dalle parole della Presidente Polverini quando ci dice che per quanto riguarda la De Carolis “E’ tutto sotto controllo”, oppure dal delegato alla Protezione Civile Pierfederici che conclama l’efficienza della Regione e del Comune agli interventi destinati al Centro. C’è da chiedersi dov’erano prima e come monitoravano all’interno della Caserma.
Bisogna però fare anche un distinguo ben preciso, per quello che riguarda l’accoglienza; ad esempio esiste lo Sprar (Sistema protezione rifugiati) i Cara (Centri di accoglienza gestiti tramite il sistema dei Comuni italiani).
Ma la costante prioritaria della gestione dei servizi non riguarda solamente l’accoglienza ma dell’orientamento legale, sociale, psicologico.
In ogni caso vale il discorso che, la materia del diritto d’asilo è materia specialistica e complessa, occorre affrontare questioni di giurisprudenza, rapporti con altri Stati e chi non è del mestiere non può svolgere in maniera eccellente l’attività e offrire un servizio ottimale.
Per dovere di cronaca è necessario anche dire che intorno a questi tipi di centri c’è un grosso giro di denaro che mediamente vanno da 1.000,000 agli oltre 2.000,000 di euro l’anno. Giornalmente una cooperativa percepisce dal Ministero degli Interni circa 45,00-50,00 che moltiplicato per 600 migranti si va dai 24.00,000 ai 30.00,00 euro al giorno.
In questo caso, come vengono spesi? Quanto costa il vitto alla cooperativa? Perché la cooperativa non ha un mezzo di trasporto? Neanche un minibus. Condizione prioritaria per aggiudicarsi l’appalto. E gli operatori di Città Pulita sono a spese della cooperativa o dell’Amministrazione Comunale? Cioè delle nostre tasche?
E’ Importante che la cittadinanza sappia e abbia delle risposte a queste domande.
Domande che abbiamo anche posto con due interrogazioni presentate dai nostri Consiglieri Regionali e Comunali, Giuseppe Celli e Alessio Gatti e che ancora non hanno avuto responsi.
Alcuni esponenti politici hanno proposto la messa in sicurezza della Braccianese Claudia, anche noi lo sosteniamo, ma che non sia ancora una volta a carico dei cittadini.
L’emergenza nordafricana è un sacrificio per gli automobilisti che pagano più cari i carburanti. E’ un aggravio ragguardevole per il Bilancio dello Stato, ma è anche un’occasione di business.
Per il 2011 il Fondo europeo per i rifugiati ha stanziato all’Italia 7.740.535,42 euro più altri 6.850.000 straordinari per le misure d’urgenza. Ulteriori 6.921.174,29 euro per i rimpatri per un totale di 21 milioni e mezzo di euro complessivi. (Il Giornale 6/10/11)
Girano molti soldi intorno al problema dell’immigrazione, non graviamo ulteriormente sul magro bilancio comunale.
Oggi per la De Carolis si cambia sigla e viene denominata Hub, ma nella sostanza non cambia niente.
Gli Hub nella pratica dovrebbero essere dei centri di smistamento, dove si dovrebbero praticare più attività a favore dei migranti e anche di opportunità lavorative per le comunità che ospitano.
Ad esempio cito il Comune di Torino, il quale in collaborazione attiva, con altre realtà presenti nella città,(circa 30 soggetti) come cooperative e associazioni umanitarie, affiancano nell’Hub tutta una serie d’interventi multiculturali, dando via ad attività educative e volte alla prevenzione, al contrasto al disagio e all’integrazione sociale di italiani e stranieri sul territorio, laboratori innovativi, percorsi educativi individualizzati e centri diurni, proposte culturali, eventi, iniziative rivolte alla città e basate sulla promozione del protagonismo dei giovani e delle associazioni multi-culturali stilando un calendario d’eventi aperti a tutti.
Il focus principale è l’incrocio tra contrasto del disagio sociale dell’immigrazione sul territorio italiano ma l’Hub in questo caso offre anche uno scambio di lavoro tra migrante e cittadini che operano insieme per rafforzare il tessuto economico e sociale della città, cosa che qui a Civitavecchia non rientra minimamente nei pensieri dei nostri Amministratori che ancor oggi pensano di gestire un Hub con poche persone e tante risorse finanziare.
Ombretta Del Monte – Presidente Rete Dei Cittadini






