La Cgil contro la tassa per il rinnovo dei permessi di soggiorno: “Una vergogna”

immigratiCIVITAVECCHIA – Una dura condanna da parte della Cgil CdlT di Civitavecchia al Governo Monti che, contraddicendo gli impegni assunti, non ha modificato il decreto “Maroni – Tremonti” che, entrato in vigore dal 30 gennaio scorso, comporta una tassa complessiva fino a € 272,12 per gli immigrati che chiedano il regolare permesso di soggiorno nel nostro Paese.
“Siamo di fronte ad una norma ingiusta discriminatoria e barbara – commentano il segretario territoriale Cesare Caiazza e la Responsabile immigrazione Claudia Martinescu – considerandone anche le finalità di scopo connesse alle politiche di espulsione di immigrati irregolari. Sostanzialmente si impone che i costi delle espulsioni”vengano pagate dagli immigrati regolari.E’ una tassa assurda su cittadini immigrati che, attraverso il loro lavoro, già contribuiscono, al pari degli italiani, a finanziare lo Stato. Rischia di divenire un incentivo alla irregolarità e al proliferare del lavoro nero e sommerso.
La Cgil, a livello nazionale, reputando la norma come “illegittima”, ha già annunciato ricorsi di natura legale per pretenderne la cancellazione. Al tempo stesso è impegnata a costruire un largo schieramento politico e sociale finalizzato a pretendere l’apertura di un confronto di merito, con il Governo, sul tema.
“A partire dal territorio di Civitavecchia – proseguono Caiazza e Martinescu – segnato da una presenza importante di immigrati ed immigrate, la CdLT CGIL Roma Nord – Civitavecchia è intenzionata a fornire un contributo importante in una battaglia di civiltà. Anche nel nostro territorio punteremo a coinvolgere uno schieramento di forze il più largo possibile per costruire iniziative tese a pretendere la cancellazione di norme odiose e incostituzionali, sostenendo, allo stesso tempo, la raccolta di firme promossa dal Comitato ‘l’Italia sono anch’io’ per ottenere  una riforma del diritto di cittadinanza che preveda che anche i bambini, nati in Italia da genitori stranieri regolari, possano essere cittadini italiani e una nuova norma che permetta il diritto elettorale amministrativo ai lavoratori regolarmente presenti in Italia da cinque anni. Quelle norme di civiltà minime – concludono – recentemente invocate anche dal Presidente Napolitano”.