La battaglia delle Donne in Difesa della 194 arriva fino in Parlamento

CIVITAVECCHIA – Conferenza stampa on line questa mattina del comitato di Donne in Difesa della Legge 194 per fare il punto della situazione e aggiornare la città sull’importante lavoro che stanno svolgendo.

“Dal mese di Gennaio 2020 – sono le parole di Anna Luisa Contu – dopo la determinazione della Asl, successivamente ritirata, e la concessione di un terreno all’interno del cimitero all’associazione Difendere la Vita con Maria da parte del Comune di Civitavecchia per la sepoltura dei residui abortivi abbiamo iniziato la nostra battaglia a difesa della legge 194, perché l’intento di colpire le donne e la loro scelta di autoderteminazione del proprio corpo ci era chiara fin dall’inizio. Questo ci ha permesso di raccogliere tantissimo materiale, frutto del lavoro di noi donne, attraverso il quale abbiamo presentato una proposta di legge di modifica e integrazione del DPR 285/1990, Regolamento Nazionale di polizia Mortuaria all’Onorevole Laura Boldrini e alla Senatrice Loredana De Petris. Le parlamentari si sono fatte carico della nostra proposta, con cui abbiamo iniziato un percorso di collaborazione, l’iter è in essere. La legge 285/90 è una legge chiara ma alcuni articoli possono presentare delle criticità ed essere oggetto di interpretazione erronea sulla quale Asl e Comuni hanno stipulato accordi con associazioni cosiddette provita.”

Nelle parole dell’Avvocato Enrico Veneruso, che ha seguito il comitato delle Donne in Difesa della 194, viene evidenziato che “gli articoli che presentano criticità che danno vita ad interpretazioni forzate e che quindi è necessario modificare o eliminare sono art. 7, 50 e 90. In sostanza è necessario indicare esplicitamente che è la donna che ha diritto a chiedere l’inumazione e non familiari o chi per essi, quindi non chiunque; le Asl non possono consegnare a terzi i resti biologici dell’aborto e in assenza di richiesta della donna saranno a carico di inumazione della stessa Asl e del Comune; esplicitare in modo inequivocabile che i cimiteri cittadini non possono prevedere aree esclusive per la sepoltura collettiva dei nati morti o dei prodotti del concepimento; garantire la sepoltura individuale e l’anonimato della donna salvo che non disponga diversamente”.

“Quando come gruppo spontaneo di donne ci siamo opposte a quanto stava avvenendo nella nostra città – continua Valentina Di Gennaro tra Asl, Comune e associazione cattolica, il tutto ammantato anche da un certo buonismo e di compassione, avevamo capito subito che si volevano colpire le fondamenta della 194. L’eco della nostra lotta a Civitavecchia ha permesso a molte donne in altre città italiane di scoprire che i loro residui abortivi erano stati sepolti con il loro nome senza il loro consenso. Non è solo una questione di violazione della privacy ma un più subdolo tentativo di colpevolizzare le donne e il ricorso all’aborto”.

Nelle ultime settimane, dopo il caso del cimitero Flaminio di Roma, è scoppiato a livello nazionale lo scandalo della sepoltura di feti o residui abortivi in cimiteri comuni chiamati con i più disparati nomi “giardino degli angeli” o “giardino dei bimbi mai nati” senza il consenso alla donna, disponendone contro la sua volontà, indicandone però sulla croce la data e il nome in totale violazione della legge 194 che ne garantisce l’anonimato. Si è creato uno tsunami di testimonianze sulle difficoltà di praticare l’interruzione di gravidanza negli ospedali, sulla colpevolizzazione della donna quando decide liberamente del proprio corpo trasformando un diritto in un incubo, sul tentativo di biasimare la scelta attraverso la sepoltura con tanto di croce e nome senza consenso, quasi fosse una pubblica gogna. I primi casi sono venuti alla luce proprio grazie al grande lavoro di informazione e di lotta delle Donne a Difesa della 194 a Civitavecchia. La risonanza di quanto stava avvenendo nella nostra città ha richiamato l’attenzione di giornali internazionali come l’inglese Indipendent o testate del Belgio; un gruppo di donne che non hanno fatto un passo indietro nella loro battaglia a difesa della 194, anche quando derise e attaccate pubblicamente su Facebook da esponenti politici locali. La presentazione della proposta di legge di modifica e integrazione del DPR 285/1990 è una battaglia che stanno svolgendo a nome di tutte le donne in ogni città italiana.

Sarebbe opportuno che il Comune di Civitavecchia, nella persona del dirigente che ha firmato la concessione dell’area nel cimitero e dell’Assessore responsabile, ritirino la inutile, nonché illegittima delibera di concessione dello spazio cimiteriale e abbiano il coraggio di dare una risposta alle Donne in Difesa della 194 che, nonostante molte richieste ufficiali, ad oggi hanno ottenuto solo un imbarazzante silenzio come riscontro.