“Italcementi, paesaggio industriale da conservare e valorizzare”

CIVITAVECCHIA – Nata negli anni Cinquanta del XX secolo in Inghilterra, l’Archeologia Industriale è l’insieme della discipline che ricercano, studiano, catalogano e soprattutto conservano e salvaguardano i manufatti testimoni dei processi industriali.
Suo scopo principale è ricontestualizzare dal punto di vista sociale e culturale le architetture ed gli ambienti industriali che sono portatori di testimonianza e documentazione della realtà in cui sono nate e vissute, oggi ancora troppo sottovalutate.
In Italia la giovane disciplina si sviluppa a partire dagli anni Settanta, proprio quando molte città italiane iniziano a trasformarsi con la dismissione d molte fabbriche e il conseguente problema della riqualificazione e riutilizzo della aree industriali. Nascono anche cattedre universitarie (una su tutte la cattedra di Storia delle arti industriali dell’università “La Sapienza” di Roma) con lo scopo non solo di promuovere lo studio e la ricerca nell’ambito del recupero, ma anche di coadiuvare la riqualificazione di importanti siti industriali italiani, anche attraverso la istituzione della Società italiana di archeologia industriale fondata nel 1977 che aveva come scopo: “quello di promuovere ed effettuare ad ogni livello ricerche, documentazioni ed interventi operativi relativi all’archeologia industriale per quello che concerne l’incidenza dell’industrializzazioni nella società moderna in ogni suo aspetto, in ambito nazionale ed internazionale”.
A Civitavecchia molti sono gli esempi di archeologia industriale, alcuni persi per sempre come il Molino Assisi, abbattuto con il metodo dell’implosione nel 1995 dove sono state innalzate due alte torri di 42.000 mentri cubi di cemento con relativi appartamenti, la centrale Termoelettrica di Fiumaretta smantellata dal 1996, oggi in parte riutilizzata senza avere effettuato recupero alcuno per fa posto agli uffici comunali, la fabbrica dell’Alluminio ad Aurelia, abbattuta con un bliz notturno all’insaputa della città nel 2002 per fare spazio alle strutture dell’Interporto e i Silos del grano e dei cereali del porto distrutti nel 2012 per riqualificare lo skyline del porto.
Tutti esempi di archeologia industriale che si potevano almeno in parte salvare e riqualificare e soprattutto donare alla collettività civitavecchiese dando non solo nuova vita a pezzi di storia della nostra città, ma soprattutto una nuova dimensione economica e culturale non produttiva ma che contemplava un senso civico e di appartenenza, di ricostruzione della memoria storica di un territorio con riferimenti al suo passato più recente.
Accanto alla ri-creazione di spazi nuovi abbracciati da alberi e verde all’interno di un altro esempio di archeologia indistriale civitavecchiese, lo stabilimento per la produzione del cemento denominato “Italcementi” come un teatro, un multisala, un auditiruim, si possono e si devono pensare spazi per l’espressione artistica sul modello dei loft americani ma anche la sede della nostra Università. E mille altre realizzazioni di visioni diverse per lo sviluppo di Civitavecchia per ricordarne e valorizzarne il passato industriale cittadino che però tale deve rimanere, agendo, invece, per proiettare la città verso uno sviluppo diverso, alternativo che vede anche nel riutilizzo di impianti industriali come quello dell’Italcementi una occasione di sviluppo, di lavoro e di crescita culturale e sociale. Salvando anche la memoria storica collettiva più recente e il suo paesaggio industriale che ne è espressione. Come si fa in tutte le città italiene ed europee più evolute.
Perchè Civitavecchia ha bisogno davvero di questo e solo di questo. Non di altri impianti industriali se si vuole salvare realmente la nostra città. Un concorso nazionale di idee per riqualificare l’area potrebbe essere una occasione per vedere un futuro diverso per quell’impianto, visto che i precedenti esempi di archeologia industriale presenti in città sono andati perduti per sempre nell’indifferenza e soprattutto nella non conoscenza generale.
Questa è la mia visione per una proposta che cerca di avvicinarsi a quella di tante importanti città italiane ed europee che hanno da tempo messo in pratica in questo contesto con risultati eccellenti. Non sprechiamo un’altra opportunità solo per fare spazio a nuove e inutili strutture di cui Civitavecchia non sente il bisogno, ma invece pensiamo a spazi di aggregazione sociale, di evoluzione culturale e di recupero della nostra memoria storica che favorisca una vera, grande occasione di crescita. Per tutta la città.

Roberta Galletta – Direttivo Circolo Pd