CIVITAVECCHIA – In arrivo un nuovo Protocollo per l‘inumazione dei feti? Sembrerebbe di sì, stando a quanto riferiscono le Donne in difesa della legge 194/78 a seguito dell’ultimo incontro avuto ieri con la Asl Roma4.
“I dubbi che avevamo sollevato riguardo la revoca, da parte della ASL Rm4, delle delibere oggetto di discussione e del Protocollo d’intesa con l’associazione antiabortista, parte integrante del procedimento, permangono – si legge in una nota stampa – Soprattutto alla luce dell’incontro di oggi con la Direzione Sanitaria. La AslRm4, infatti, revoca sì i precedenti atti, ma ha annunciato, come infatti recitava la delibera, una nuova manifestazione di interesse per procedere ‘eventualmente’ ad un nuovo procedimento. Manifestazione di interesse per l’attivazione di un servizio per il quale non c’è richiesta. Infatti, come ammesso dalla stessa Asl nessuna donna, da anni, ha richiesto l’inumazione. Un incontro molto deludente quello di oggi, perché, al di là del mero aspetto normativo, che si tratta di uno solo degli aspetti del nostro agire, non ne è stato compreso lo spirito, non è stata capita la mobilitazione di tante donne che si sono ribellate alla possibilità di criminalizzazione dell’aborto.
“Si tratterebbe, se venisse perpetrata questa strada, di una ferita profonda inferta alla coscienza di questa città: una ferita profonda e soprattutto gratuita – prosegue la nota – Sgomberiamo il campo da ogni accusa di estremismo da questo punto di vista, noi comprendiamo, accogliamo e solidarizziamo con le donne che decidono di inumare i resti del proprio aborto, ma che lo faccia l’istituzione, l’ospedale, come parte della presa in carica della donna, pubblica laica e sicura! Non deve farlo una associazione antiabortista che fa speculazione politica, per i loro scopi statutari, sulle ferite delle donne”.
“A riprova di tutto questo – concludono le Donne in difesa della legge 194/78 – il testo della interrogazione sul perché si è proceduti alla revoca del protocollo di intesa tra Asl e associazione Confessionale, di un Consigliere Regionale, quando dice: ‘la famiglia, o chi per essi, nel momento in cui rinunciano alla gestione dell’inumazione perdono ogni diritto sul feto a favore dell’ente ospedaliero che è libero di sceglierne – conclude l’interrogazione – le modalità di gestione’. La nostra strada è ancora lunga”.







