Infernaccio, Fuoco incrociato sull’Agraria: “Ma quale vittoria, De Paolis legga bene la sentenza”

CIVITAVECCHIA – Fuoco incrociato sull’Università Agraria. L’interpretazione alquanto soggettiva con cui il Presidente dell’ente di viale Baccelli, Daniele De Paolis, ha commentato la sentenza del Consiglio di Stato sui lavori all’Infernaccio, ha scatenato una molteplice reazione di critica e indignazione a fronte di una lettura completa della sentenza, che ha evidenziato ben altro pronunciamento.

“Probabilmente il decaduto ma renitente presidente dell’Università Agraria di Civitavecchia ha difficoltà nell’interpretazione degli atti, cosa che non ci stupisce, altrimenti dovremmo pensare che le sue parole siano permeate dalla malafede – esordisce a nome del Forum Ambientalista Simona Ricotti – Se infatti è vero che il Consiglio di Stato con ordinanza 726/2022, ha accolto l’appello dell’Università Agraria avverso la sospensiva dei lavori emessa dalla Regione Lazio, è, al contrario, oggettivamente falso che lo abbia fatto ‘senza riserve’. Specifica, infatti, il Consiglio di Stato che ‘in attesa del necessario approfondimento in sede di merito, nel bilanciamento dei contrapposti interessi, appare prevalente l’interesse alla continuità del progetto avviato dalla odierna appellante limitatamente alla parte del PGAF non espressamente contestata’. Vale evidenziare che i lavori contestati hanno riguardato la complessità degli interventi di spietramento massiccio con spostamento dei massi e quelli di rimozione della macchia negli ex oliveti (da tempo classificati come bosco sia nel PTPR vigente che nella Carta Forestale della Regione Lazio), con particolare riferimento alle aree denominate Colline dell’Angelo, Marangone 1, Poggio Moscio e Mandrione. In nessuna parte dell’ordinanza del Consiglio di Stato la sospensiva disposta dalla Regione viene definita “ingiustificata” ed appare evidente che i lavori potranno essere ripresi solo se rientranti tra gli interventi non contestati. Non ci provino nemmeno, quindi, il De Paolis e i suoi accoliti a far passare il proprio agire come “motore vitale dell’ambiente e dell’economia rurale” esercitato nell’interesse della cittadinanza. Le loro iniziative per l’intera comunità cittadina rappresentano uno scempio che altera gravemente gli habitat naturali, e vengono realizzate non sappiamo nell’interesse di chi o di cosa, ma sicuramente a dispetto dell’intera collettività cittadina”.

Sulla stessa linea il Comitato usi civici: “Questo è il modo furbesco in cui agiscono questi personaggi, scambiando la parte per il tutto, mistificando ed utilizzando sempre le risorse monetarie della collettività per andare per le vie legali contro la stessa collettività. E’ lo stesso metodo che si usa per mantenere in vita la perizia Monaci palesemente errata nei contenuti sia per le terre centrali della città, ove contro ogni evidenza ( sentenze del Commissario agli Usi Civici, documentazioni storiche e perizie di professionisti incaricati dalla Regione e dal Comune) si continua a mantenere vincolate le proprietà di 5000 famiglie malcapitate , sia per quelle più periferiche. Oggi infatti sappiamo che anche la zona che la perizia Monaci definisce privato gravato sul litorale tra l’Ideale e la Medusa ( ben 106 ettari) sono stati affrancati e sono quindi completamente liberi da vincoli. Perché allora non si corregge la perizia e si rende giustizia ai tanti cittadini colpiti, invece di continuare con infinite cause? La spiegazione è semplice: il trio De Paolis, Crisostomi e Delmirani, hanno costituito il loro feudo, non sentono ragioni e il decaduto presidente continua a non convocare le elezioni, non permettono dal 2020 neppure nuove iscrizioni ed il pagamento delle quote sociali, non pubblicizzano, come invece dovrebbero, quali sono le terre di proprietà della collettività perché i cittadini possano esercitare i propri diritti. Invece si sono dati il nome di Università agraria, pur non avendo la benchè minima caratteristica di una Università e gestiscono le terre come meglio credono senza che la città abbia i ritorni che, in termini sociali, una organizzazione di tal genere dovrebbe garantire”.

Infine il Consigliere regionale del M5S, Devid Porrello “De Paolis millanta una vittoria al Consiglio di Stato che in realtà non ha affatto ottenuto. La vicenda è ancora impressa nella memoria dei civitavecchiesi: dei lavori spropositati, spacciati per necessari ma palesemente ingiustificati che scatenarono l’ira e lo sdegno dei nostri concittadini, con la Regione Lazio che dovette sospendere le autorizzazioni in attesa di più dettagliate verifiche. Il Consiglio di Stato, come già precisamente descritto da comitati e associazioni, ha semplicemente consentito il proseguire di quella parte dei lavori non oggetto di contestazione. In attesa dell’udienza di merito e valutazioni più approfondite, mi unisco al coro di quei civitavecchiesi che avvisano il presidente dell’UA che saranno ben vigili nel verificare che i beni naturali della nostra comunità siano preservati e che non si agisca in danno di un patrimonio che è della collettività e non del presidente dell’Agraria di turno, pronto a segnalare a chi di competenza eventuali difformità”.