“Inaccettabile che il reddito prodotto da Tvn finisca altrove”

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CIVITAVECCHIA – “Un altro importante appalto di servizi per Tvn finora svolti da imprese locali, è stato aggiudicato da Enel ad una azienda pugliese. La spa elettrica minimizza, sventolando la clausola sociale a salvaguardia dei dipendenti impiegati in precedenza per quella commessa. Ma, come già detto più volte, non basta e non può essere sufficiente: la salvaguardia deve essere estesa alle imprese, che hanno investito in formazione del personale e mezzi. Con ogni probabilità la società civitavecchiese che ha perso l’appalto chiuderà i battenti e per una ventina di dipendenti inizierà lo spostamento da una azienda all’altra, senza neppure conoscere il proprio datore di lavoro”.

A parlare, sottolineando l’ennesima schiaffo alla città da parte di Enel Spa, è il Capogruppo de La Svolta Massimiliano Grasso, il quale rileva come “gran parte del reddito creato dalla centrale Enel di Civitavecchia non rimarrà sul territorio, ma sarà speso e reinvestito lontano da qui”.

“E’ questo l’aspetto politicamente inaccettabile: – commenta Grasso – rispetto alla strategia aziendale di ridurre il numero degli appalti, aumentando importi e qualifiche necessarie per partecipare alle gare, non c’è nessuna istituzione, a partire dal Sindaco, che si contrapponga a questo tipo di scelta, difendendo imprese ed economia locale: sano localismo contro logiche di globalismo aziendale che sono solo nell’interesse di Enel. Mi aspetto che dopo tutti i ‘regali’ ricevuti in questi anni dall’Amministrazione Cozzolino, che ha consentito alla spa enormi risparmi di spesa sul territorio, Enel intenda riequilibrare la situazione, favorendo quanto più possibile l’affidamento di lavori e servizi ad imprese locali o, in subordine, subappaltando localmente quel 20-25% di commesse che per diversi ordini di motivi sono assegnate ad aziende estranee al territorio. Inoltre, si apra da subito un confronto tra Comune, Enel, associazioni di categoria e organizzazioni sindacali per ragionare concretamente del dopo carbone e del percorso da intraprendere, nell’interesse del territorio, per arrivarci, tra 5, 10 o 15 anni”.

Posizioni, quelle di Grasso, assolutamente condivisibili e su cui dovrebbero convergere tutte le forze politiche e sindacali del territorio, anche se perdono di credibilità quando vengono pronunciate da chi, come Grasso, nel tempo non solo ha steso tappeti all’Enel attraverso le colonne dei suoi giornali ma è stato tra i più convinti sostenitori della riconversione a carbone e dei miracolosi benefici che il progetto avrebbe regalato alla città. Forse se queste posizioni così critiche fossero state espresse quindici anni fa, quando anche lui avrebbe potuto fare la sua parte per impedire l’infausta scelta del carbone, le critiche che oggi avanza sarebbero più credibili. O forse, visto che sbagliare è umano, basterebbe semplicemente fare un po’ di autocritica; ma si sa che elettoralmente parlando non è mai molto conveniente.

 

Ma. Ga.