Il Paese che Vorrei:”‘Porta d’italia’ non porta niente di buono”

SANTA MARINELLA – Dal Il Paese che Vorrei riceviamo e pubblichiamo

I governi di pochi paesi del territorio laziale si arrogano il diritto di decidere sul futuro dei loro cittadini, tra questi ci sono Santa Marinella e Santa Severa, in poche parole circa 15 persone dell’amministrazione e il Sindaco decideranno se circa 18mila concittadini debbano o no intraprendere l’avventura di entrare in una nuova Provincia, denominata Porta d’Italia, affrancandosi da Città Metropolitana. La proposta, o Vademecum, è già stata stilata e in alcuni casi presentata alla cittadinanza, da noi avverrà a breve.

Il Vademecum è il documento che ha il contenuto di un Piano e che i Sindaci del litorale –da Fiumicino a Montalto di Castro – utilizzano per proporre l’istituzione della nuova Provincia. Durante la riunione tenutasi il giorno 19 febbraio 2024 è stato trovato accordo pieno tra i Sindaci presenti che si sono impegnati a portare la proposta nei rispettivi Consigli Comunali per l’approvazione entro la fine di marzo.

L’idea che emerge dal documento è quella di costituire una nuova Provincia – Porta d’Italia, appunto, – che vada a rimpiazzare l’attuale Città metropolitana di Roma, giudicata non efficiente e non rispondente alle esigenze dei territori più periferici, quindi troppo centralizzata. Però non viene offerta alcuna analisi, anche politica, del perché la Città Metropolitana non abbia funzionato e non funziona, cosa questa, che
si potrebbe verificare (il non funzionamento) anche per la Porta d’Italia. Il documento è molto lungo, ripetitivo e retorico e somiglia a un grande libro dei sogni dove tutto diventa possibile, con estrema facilità, in ogni settore della vita delle comunità coinvolte, circa 200mila cittadini: i trasporti e le infrastrutture, il turismo, l’ambiente, l’agricoltura, i servizi amministrativi, i rifiuti, l’economia, la scuola, la sanità, e ancora e ancora. Ma, allo stesso modo, potrebbe essere il grande libro delle bugie, proprio perché è tutto molto approssimativo e senza basi
analitiche. E soprattutto senza la partecipazione della cittadinanza che avrebbe/ha bisogno, più che di nuove Istituzioni, del buon funzionamento di quelle già esistenti attraverso il potenziamento delle risorse umane qualificate di cui necessitano. E che la politica dia segno di avere cura, per mezzo della delega conferitale, del territorio e delle popolazioni. Un aspetto particolarmente delicato e che merita molti approfondimenti è quello
economico. Nei prospetti contabili illustrati nel Vademecum si evince che si prevedono entrate per oltre 73 milioni di euro ed uscite per quasi 70 milioni.

Quindi è tutto a posto? Abbiamo i soldi per iniziare l’avventura? Per ora abbiamo dei seri dubbi.

Il Paese che vorrei non intende opporsi per principio alla costituzione di una possibile nuova Provincia che vada a sostituire nelle competenze e nelle funzioni l’attuale Città metropolitana di Roma. Il Paese che vorrei si oppone però, sicuramente, alla proposta contenuta nel Vademecum e al modo in cui si intende portarla avanti, senza un confronto vero con le altre parti politiche e con la cittadinanza.

Quello che proponiamo è che il processo preliminare all’approvazione in Consiglio comunale dell’istituzione della nuova Provincia Porta d’Italia, abbia tempo di essere approfondito nelle analisi e nelle proposte che ne derivano. Senza il coinvolgimento di tutte le forze politiche e dei cittadini, il “protagonismo diffuso”, tanto declamato nel già citato Vademecum, fallisce in partenza. Al contrario, una vera e diffusa partecipazione, darebbe un contributo fattivo con idee e proposte non prese in considerazione dall’attuale regia dell’operazione Porta d’Italia. Solo così potremo fare la scelta migliore.