Il centrodestra: “Un ricatto camuffato da vertenza occupazionale”

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CIVITAVECCHIA – “Un ricatto camuffato da vertenza occupazionale”. Così il centrodestra compatto, in una nota congiunta sottoscritta da Forza Italia, Fratelli d’Italia, La Svolta, Forza Civitavecchia e Liste Civiche del centrodestra, definisce senza mezzi termini la protesta in atto da parte dei lavoratori portuali contro la gara indetta dall’Enel per lo scarico del carbone a Tvn.
Un attacco, quello lanciato dal centrodestra che, dopo la rituale “solidarietà” ai lavoratori, si indirizza contro un destinatario ben preciso: la Compagnia portuale ed il suo “monopolio nel Porto”, ai quali vengono preferiti il libero mercato e il regime di concorrenza.

“Se una parola va detta – l’incipit della nota stampa – allora la prima è che il Centro Destra esprime solidarietà ai lavoratori, vere vittime della vertenza Enel esplosa in queste ore in città. Vedere vacillare una stabilità lavorativa, seppur garantita dal patto sociale stabilito dalla stessa azienda Elettrica , di questi tempi è quanto di più nefasto possa accadere all’interno di una famiglia. C’è da dire però che la levata di scudi da parte di certe sigle sindacali ha più il sapore della difesa datoriale che di quella occupazionale. È chiaro che oggi le norme sulla distorta liberalizzazione del mercato, tanto care alla sinistra, debbano essere applicate su tutti, ma a partire da certi manager che contavano di operare in un regime di monopolio, facendosi scudo di lavoratori assunti con contratti ‘atipici’: che tradotto in termini brutali nient’altro è diventato che consenso in cambio di posti di lavoro”.

Quindi il primo affondo all’indirizzo della CPC e Minosse: “Non ci possono essere più monopoli né tanto meno posizioni di rendita da difendere. Le aziende che fino ad ora hanno lavorato in Italia in regime di monopolio, devono iniziare a fare i conti con la competitività e la professionalità del mercato moderno. Questa è l’unica garanzia per la crescita e di conseguenza per i loro lavoratori: vietato perciò strumentalizzarli con il terrorismo psicologico, senza dire loro la verità del perché siamo arrivati a questo punto, che il mercato non può essere condizionato per interessi personali e politici. Invece, salvaguardarli davvero. D’altronde stiamo parlando di una una società che da anni gestisce la movimentazione del carbone di TVN: senza aver fatto alcuna gara, solo tra il 2011 e il 2016 con Enel ha contato commesse per quasi 40 milioni di euro. A preoccuparsi, ora, siano perciò i vertici aziendali: sarà dura, per loro mantenere il privilegio quasi scontato sul terreno dei consensi, tema tanto caro ad un certa politica di sinistra. Torniamo a dirlo: Noi del Centro Destra restiamo e resteremo invece vicino ai lavoratori, vere vittime della situazione proprio alla luce di quanto abbiamo detto. Strumentalizzare il rischio occupazione, con lavoratori che guadagnano forse 1200 euro è il più meschino dei comportamenti”.

“Noi del Centro Destra – proseguono – crediamo invece nella validità del modello sociale europeo, nei valori sociali e liberali, che si basa sui principi inscindibili di efficienza economica, di giustizia sociale, di concorrenza e solidarietà, di responsabilità personale e di protezione sociale. Questi principi diventano più che mai pregnanti nella realtà locale. Siamo fortemente convinti che una sana e trasparente competizione sia sinonimo di occupazione, sviluppo e soprattutto benessere sociale”.

Ed ecco il secondo pesante affondo: “Ora la scelta da quale parte stare spetta ai due colossi industriali. Porto e Enel. Scegliere se cedere al ricatto camuffato da vertenza occupazionale, perpetrato da chi in questi anni ha sapientemente coltivato un potere fatto di privilegi e prebende, oppure intraprendere la strada della trasparenza e della sana competizione, salvaguardando la professionalità degli occupati senza interessarsi di quella dei manager e dei voti da garantire loro. Siamo dalla parte dei lavoratori e di chi fa impresa vera – conclude il centrodestra – Se a qualcuno non sta bene, basta che lo dica. Pubblicamente”.