“Il bosco che non c’è”

Gabriele PedriniCIVITAVECCHIA – Dopo l’intervento della magistratura, un inquietante e nebuloso silenzio era calato sulla “bagarre” che si era scatenata sul fantomatico “bosco da 40 ettari” che l’Enel avrebbe dovuto realizzare nell’area limitrofa alla centrale e che non ha mai visto la luce: gli attori sono rimasti pietrificati sul palcoscenico del “Pincio”, immobili nelle movenze e nelle espressioni che avevano un istante prima che la magistratura fermasse la scena e rendesse finalmente mute le bocche di personaggi che sembravano recitare battute imposte da una regìa occulta e, apparentemente, trascendente la realtà scenografica in atto.
A “bagarre” in corso, chiesi umilmente ai “pinciaroli” di spiegare “perché” il bosco non fosse stato mai realizzato e “non quando l’Enel si decidesse a realizzarlo” e tra i due interrogativi esiste una grande, immensa differenza sostanziale che, all’epoca, non venne colta o, forse, fu volutamente ignorata  ed il cui significato non sembra poter entrare nelle mie possibilità o nelle mie competenze interpretative.
Certo che il recente intervento della Magistratura in merito all’occultamento di “rifiuti”, tramite il loro “illegale” seppellimento nell’area limitrofa alla centrale, sembra aprire inquietanti interrogativi sia sulla “realizzazione del bosco” sia “sulla sua localizzazione”: normalmente quando una discarica è esaurita sul suo sito si provvede a realizzare un bosco per restituire al “paesaggio” un aspetto più naturale. Oggi, il Pd ha lanciato una campagna per la raccolta di firme al fine di sollecitare la realizzazione di questo famigerato, bosco come se ciò fosse un’imprescindibile, urgente ed inderogabile necessità cittadina utile a “mitigare” il tasso di inquinamento ambientale che uccide inesorabilmente e silenziosamente tanto l’ambiente quanto la salute dei cittadini i quali, peraltro, si sono offerti “spontaneamente” alla “camera a gas” che un ristretto numero di “politicanti” che ancora oggi hanno il coraggio di parlare ed agire “nell’interesse e per il bene della collettività (sic)” secondo quanto dichiarato nei loro roboanti interventi sulla stampa: stiamo assistendo “on live” ad un lento genocidio globale.
Però, sono importanti i “punteruoli rossi” , “ la politica integrata”, i deliranti proclami di personaggi da operetta che si presentano disordinamene sul palcoscenico cittadino per “imbonire” il contribuente circa la bontà dei propri prodotti… unica panacea , a loro dire , utile a sanare i problemi della città.
Io non credo, peraltro, alle capacità di “gruppi misti”: quando nelle operazioni militari un certo numero di unità viene distrutto ciò che di esse resta viene inquadrato in “raggruppamenti misti” ovvero in minestroni senza fisionomia operativa e di dubbia utilità tattica il cui unico scopo è quello di fornire all’avversario solo l’immagine di una nuova unità.
E’ un mio punto di vista e solo quello ed il Sig. Gatti non me ne vorrà per questo.
Mi chiedo, invece, il perché di questa  nuova “bagarre” circa il fantomatico bosco da 40 ettari … non sarebbe meglio che la Magistratura terminasse prima le sue indagini circa il citato seppellimento “illegale” dei rifiuti , prima di suonare grancasse e trombette vuvuzelas spolo al fine di segnalare unicamente la propria presenza sul palcoscenico cittadino?
In tale panorama, viene spontaneo rimanere perplessi sulla creazione di un bosco la cui realizzazione, in un area particolare, di colpo svanisce nel nulla, dopo un intervento della magistratura e di colpo ricompare: perché? Siamo di fronte ad un inspiegabile effetto “fata Morgana” , oppure, ad un capitolo ancora da scrivere nel già grande libro dell’inquinamento locale?

Gabriele Pedrini – Segretario Federale Fiamma Tricolore