CIVITAVECCHIA – Il tema sollevato da alcuni Sindaci di importanti città sull’applicazione di alcune norme del Decreto Sicurezza che riguardano appunto i migranti, pone ancora una volta pesanti interrogativi, distogliendo l’opinione pubblica dalle vere emergenze del Paese.
Hanno ragione i Sindaci oppure la legge non si discute, si deve solo rispettare?
I sindaci disobbedienti che non applicano la norma devono dimettersi come (non) fecero tutti i sindaci che, incitati da Salvini, disubbidirono alle norme sui diritti civili?
E poi, è una questione politica o semplice norma burocratica da demandare ai tecnici, come sembra farci intendere il nostro sindaco Cozzolino?
La questione non si gioca sul punto di diritto o sulla legittimità dell’azione politica, che è sempre espressione di una volontà politica.
Nessuno è sprovveduto, se i Sindaci pongono il tema sanno benissimo quello che fanno e come farlo, tant’è che esimi costituzionalisti cominciano a dar loro ragione, considerando che la norma sembra scritta con i piedi.
Qui il punto è un altro e riguarda anche la sicurezza che il governo dice di voler combattere.
Al di là della polemica politica e al netto di alcune estremizzazioni, i Sindaci pongono un problema reale di convivenza civile e finanche di ordine pubblico, proprio per le conseguenze che deriveranno dall’applicazione di questa legge.
Legare il permesso di soggiorno al domicilio e non più alla residenza priverà i cittadini stranieri regolari con permessi umanitari, di alcuni fondamentali diritti, già riconosciuti loro dalla Costituzione italiana, primo fra tutti il diritto all’assistenza sanitaria.
E poi anche la perdita dei diritti di voto e di firma, di quello previdenziale, della possibilità di rinnovare i documenti, di sottoscrivere contratti di affitto, di partecipare a bandi pubblici: in sintesi, dei diritti di welfare.
Un disastro. Il costo sociale ed economico di una popolazione fantasma irregolare senza più diritti, ricadrà totalmente sui Comuni e questo i Sindaci lo capiscono benissimo: cittadini già di serie B che andranno a ingrossare le fila dei clandestini e che dovranno pur vivere, nutrirsi e curarsi. Per questo esprimono preoccupazione e chiedono di essere ascoltati: molti hanno già denunciato che la norma non solo è inutile e non risolve il problema sicurezza, è persino dannosa.
Tutto questo non c’entra nulla con la legittimità della legge piuttosto che della protesta civile, né con le questioni di costituzionalità o di conformità alle normative europee.
La posta in gioco è molto più alta e attiene al grado di civiltà che un Paese è in grado di esprimere.
Ormai è chiaro che il leit motiv di questo governo è la questione sicurezza e più specificamente i migranti: è in atto una vera e propria persecuzione, ormai senza neanche più distinzione fra migranti economici, rifugiati politici o persone che scappano dalle guerre.
E’ una narrazione perversa, che fa leva sui sentimenti meno virtuosi della gente e su un’insofferenza diffusa derivante da una crisi economica e sociale ormai lunghissima, di cui ancora non si intravede una reale soluzione: è molto più redditizia la semplificazione, con la ricerca del capro espiatorio, ancora di più se su tutto questo si può anche costruire facile consenso.
E’ necessario allora un sussulto di indignazione, a partire dalle comunità più attive nel sociale, che per primi abitano la crisi e i problemi quotidiani: occorre una mobilitazione ideale contro la barbarie montante, per riaffermare valori e principi capaci di sovvertire quello che appare ormai come il pensiero comune. Proviamo a partire da noi, dal basso: la nostra città ha tradizioni nobili di solidarietà, accoglienza e convivenza civile, riappropriamoci di questi valori e su di loro costruiamo un patto di civiltà. Ad esempio, ricominciando a discutere.
Due proposte, concrete, buone anche per un’ipotesi di riapertura del dialogo fra le forze progressiste e illuminate della città: consiglio comunale sul decreto sicurezza, aperto ai cittadini, alle forze sociali e alle associazioni laiche e cattoliche e mozione per l’apertura del porto di Civitavecchia all’accoglienza e alla solidarietà.
Il Sindaco si faccia garante di questo percorso, non si limiti a fare il notaio di un governo sempre più lontano dai principi che egli stesso ha sempre affermato di sostenere.
Annalisa Tomassini e Valentina Di Gennaro







