Giù le mani dal corpo delle donne

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E’ sorprendente scoprire quanto una donna che stabilisce le sue priorità, che protegge il diritto di scegliere cosa fare del suo corpo e del suo utero, che manifesta a difesa delle legge 194/78 sul diritto all’aborto mandi in confusione chi ancora pensa di poter gestire la vita degli altri. La confusione che traspare dalle varie dichiarazioni su chi cerca di difendere la concessione di un terreno da parte del comune di Civitavecchia all’associazione cattolica “Difendere la Vita con Maria” per realizzare il cimitero dei feti contro la volontà della donna fa quasi tenerezza. Il punto fermo su cui ruota tutta la discussione è che la legge 194/78 prevede già la possibilità per le donne di fare richiesta entro le 24 ore di inumazione dei feti o embrioni da interruzione di gravidanza volontaria e spontanea. In assenza di tale decisione se ne occupa la ASL. Chi parla quindi di scelta civile del Comune evidentemente non sa che il segno di civilità è stato già dato più di 40 anni fa, inserendo la possibilità all’interno della legge 194. Tali manifesti e concessioni sono leggermente in ritardo, più o meno di 40 anni sulla tabella di marcia della civiltà, e quindi o qualcuno è distratto o dovrebbe aggiornarsi su quanto è in vigore in Italia.
Quello che si mette in discussione è il perchè un’associazione cattolica, dichiaratamente contro l’aborto, dovrebbe occuparsi della sepoltura dei feti e embrioni anche contro la volontà della madre.
La manifestazione della scorsa settimana che si è svolta sotto il comune di Civitavecchia, contro la delibera di concessione del terreno all’interno del cimitero, è stata sostenuta da uomini e donne che sono stati definiti “agitatori professionisti di folle” “tutti rigorosamente militanti politici di lungo corso”. La legge sul diritto all’aborto è del 1978, e quegli agitatori professionisti, militanti di lungo corso, sono più di 40 anni che si battono per garantire un diritto della donna, quello di decidere liberamente del proprio corpo, questo sì simbolo di civiltà.
Lo fanno da così tanto tempo perchè non hanno mai avuto bisogno di un interesse personale, non sono mai stati spinti da interessi politici per stabilire cosa sia un diritto e cosa non lo sia. Rappresentano la memoria storica di un paese che ha combattuto la prevalenza del patriarcato sulla volontà e sul corpo delle donne. Perchè fino al 1978 l’aborto era reato punito con la reclusione. Le donne ricorrevano all’aborto clandestino che ha causato la morte di molte di loro. E quando non morivano subivano un processo dove l’unica tesi difensiva spesso si basava sull’assenza di prove. Umiliate anche in sede processuale. Costrette al silenzio di quello che invece consideravano un diritto per non essere condannate a anni di galera.
E quindi a quegli “agitatori prefessionisti di folle” non è servito molto a capire che il cimitero di feti a cura di un’associazione cattolita è un chiaro tentativo di colpire la legge 194. Anche perchè lo Stato Italiano è laico e chi sta all’interno delle Istituzione deve farsi garante di tale principio costituzionale garantendolo in ogni atto amministrativo. E’ lo Stato con le sue leggi a stabilire cosa è lecito e cosa non è lecito, non un passo della bibbia o i vari moralisti di turno.
Ne deriva che l’aborto è un diritto della donna e invece rubare all’interno delle istituzione è un reato. E’ sempre la legge a dirlo.
Non solo a livello italiano ma anche a livello europeo si assiste gradualmente a una delegittimazione sociale non solo sul diritto all’aborto delle donne ma sui diritti in generale. Si comincia piano piano, colpevolizzando in nome di una morale personale, erodendo lentamente le fondamenta di diritti conquistati per arrivare a minarli mettendoli in discussione per limitare la libertà degli individui. Chi è contro l’aborto è libero di non praticarlo, chi è cattolico può scegliere di inumare il feto o l’embrione con tanto di croce, ma non si può imporre la propria coscienza e moralità personale agli altri.
Giù le mani dal corpo delle donne.

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