Futuro ancora nero per i lavoratori Enel: sciopero e presidi mercoledì 10

CIVITAVECCHIA – Ancora nessuna certezza per i lavoratori Enel di Torre Valdaliga Nord in vista del “Phaese out” dal carbone e i sindacati promuovono ancora di azioni di protesta. E’ stato infatti proclamato per mercoledì 10 febbraio uno sciopero dei metalmeccanici nelle prime due ore di ogni turno, con presidi 6 alle e dalle 14 alle 16. A sostenere la protesta la FIOM CGIL e l’USB Lavoro privato.

“Il 2021 è iniziato con l’annuncio dell’Autorità Portuale della partecipazione al bando European Green Deal con il progetto ZEPHyRO per un Porto verde e con il crescente interesse per l’eolico offshore, sostenuto anche dal Sindaco di Civitavecchia con una lettera a Ministero dei Trasporti, Regione Lazio, Capitaneria e la stessa AdSP – si legge in una nota della FIOM Chiederemo incontri di approfondimento per capire nella pratica come questi progetti, se si concretizzeranno come speriamo, potranno tutelare i posti di lavoro messi a rischio dal declino produttivo della Centrale e crearne di nuovi. Queste interessanti iniziative fanno da contraltare all’atteggiamento di Enel che, pur partecipando (non da sola) al bando di cui sopra, per il post-carbone di Civitavecchia continua a puntare su attività che non garantiranno né numeri né stabilità di occupazione per gli operai che hanno fatto le fortune della Centrale costruendola prima e manutenendola poi. Forse qualcosa intorno inizia a muoversi. E tu, Enel, ‘che fae’”?.

Sulla stessa linea l’USB: “La situazione occupazionale in Enel è infatti destinata a peggiorare, in forza di un declino produttivo dell’impianto che sicuramente si allungherà nel tempo. Sempre meno produzione e sempre meno lavoro. Così, dopo aver già tagliato il numero dei propri addetti – che in breve diverranno circa la metà dei 400 originari – già dal prossimo anno Enel stima una riduzione almeno del 20% anche tra gli occupati delle imprese appaltatrici. Servono quindi nuovi investimenti e opportunità di lavoro. Da qui la mobilitazione dei metalmeccanici che chiedono all’azienda elettrica un rinnovato impegno nel territorio. Enel è una grande multinazionale che sta investendo ovunque nelle rinnovabili, tranne che a Civitavecchia, dove magari farà qualcosa ma solo in via subordinata al nuovo impianto che oltretutto offrirà a regime pochi posti di lavoro. E pochissime attività manutentive. Poi si parla anche di logistica, ma anche ad essere ottimisti si tratta di una prospettiva molto in là coi tempi e dai numeri assai incerti. Quello che è sicuro, invece, è che per questa via gli attuali 4-500 posti di lavoro della metalmeccanica legati alla centrale saranno presto solo un bel ricordo. Tutto ciò mentre l’Europa è impegnata nel ridurre ancora le emissioni di gas serra e a tal fine sta attivando risorse per eolico, solare, idrogeno, batterie, settori in rapido sviluppo su cui altri in Italia stanno realizzando filiere industriali. E Civitavecchia, che dopo 70 anni di centrali avrebbe tutte le professionalità per agganciare questo treno resta a guardare. C’è qualche timido segnale, ma siamo molto indietro rispetto a ciò che servirebbe a una città affamata di lavoro. Un ritardo su cui si deve interrogare la politica locale, che se vuole essere credibile nell’opposizione al gas deve saper attrarre nuovi investimenti. Soldi veri che creano occupazione in tempi certi, non chiacchiere fumose. Su questi temi i metalmeccanici continueranno la loro lotta”.