CIVITAVECCHIA – Il Comitato Sole aderisce alla protesta di Civitavecchia Bene Comune per la presenza degli assessori regionali Leodori e D’Amato alla Festa dell’Unità cittadina.
“Una cittadinanza attiva, vivace e visionaria, si muove a Civitavecchia e comprensorio da diversi anni e coinvolge comitati, collettivi ed associazioni, sindacati e forze politiche, fra cui il PD locale, con convinzione e perseveranza – si legge in una nota del Comitato – Impegnata nella proposta di progetti alternativi alle centrali elettriche, non ha fatto in tempo a rivendicare il successo della rinuncia dell’Enel alla nuova centrale a gas che subito le si presenta un’altra mazzata: il biodigestore da 120mila tonnellate annue di gran lunga superiore alle necessità locali che ammontano a 7000 tonnellate. Non è valsa l’immediata manifestazione di piazza, con grande partecipazione popolare, né – in sede di conferenza dei servizi – i pareri negativi espressi da parte del Comune di Civitavecchia, della Soprintendenza e soprattutto della Asl RM-4 e l’opposizione in Regione dei due consiglieri De Paolis e Porrello per bloccare sul nascere questo nuovo oltraggio ad una città che in passato ha già dato moltissimo in termini di salute del territorio e dei cittadini e che ha tutte le intenzioni di alzare la testa. Civitavecchia con il suo comprensorio vuole riscattare il suo passato di servitù energetica settantennale e lo fa proponendosi come città pilota della futura transizione ecologica, quella vera che mira all’uscita dall’era della combustione per catapultarsi nel terzo millennio”.
“Nel secolo scorso – prosegue il Comitato – non c’erano alternative, il progresso passava dalla centralizzazione degli impianti di produzione energetica e Civitavecchia per decenni è stata la sede prescelta della più grande produzione di energia d’Europa oltre a essere anche il più importante porto italiano delle Grandi Navi da crociera. Civitavecchia – come tante altre città “sacrificate” al progresso – ha pagato a caro prezzo la sua “servitù” senza neppure avere in cambio un granché in termini di sviluppo all’occupazione e all’impresa. Ora all’inizio del terzo millennio, le cose sono cambiate e la sfida è cominciare a mettere le basi per uscire dalla società della combustione del carbone, del gas e pure del metano proveniente da biomasse e prodotto dal biodigestore. Per tutto questo Civitavecchia merita attenzione e rispetto. E si indigna se il Vicepresidente della Regione Lazio, Daniele Leodori e l’assessore regionale alla sanità Alessio D’Amato, liquidano come “atto autorizzativo”, dipendente esclusivamente dall’operato degli uffici tecnici regionali, la procedura che porta alla realizzazione del biodigestore e, intanto, chiedono di incontrare i cittadini alla prossima Festa dell’Unità. Il dialogo con la Regione i cittadini lo hanno cercato più volte e torneranno a farlo perché è in ballo il futuro della città e non solo. Ma denunciano le contraddizioni di chi si nasconde dietro a un dito. Invocano a gran voce scelte coraggiose e trasparenti, concretezza e coerenza: la Regione deve fermare il progetto del biodigestore e non continuare a scaricare le responsabilità di questa scelta dissennata su altri. Civitavecchia e il suo comprensorio hanno scelto. Ora tocca alle forze politiche!”







