Due firme per due referendum: campagna al via

comitato referendumCIVITAVECCHIA – Il Comitato Promotore della campagna referendaria per i servizi pubblici, composto da tredici membri di diversa provenienza culturale e politica ma uniti dalla necessità di difendere i beni comuni del territorio, tra cui Maria Boncompagni, Roberta Galletta, Giovanni Ghirga, Simona Ricotti e Maurizio Rocchi, lancia una sfida a sé stesso e alla cittadinanza, esortando tutta la popolazione di Civitavecchia a prendere in mano il proprio futuro e ad evitare la svendita e il degrado del patrimonio comunale, firmando per il doppio referendum che sono intenzionati a proporre. Il primo referendum è abrogativo e consiste nel bocciare la cessione ai privati del 60% della società comunale Hcs srl, abrogando quanto stabilito dalla delibera del Consiglio Comunale dello scorso agosto. Il secondo referendum è invece consultivo e verte sull’impedimento del trattamento, lo smaltimento e lo stoccaggio, anche provvisori, dei rifiuti provenienti dal Comune di Roma presso impianti o strutture del territorio di Civitavecchia. “Due ‘si’ per mantenere il controllo pubblico sui servizi locali e per difendere la nostra salute – ha spiegato stamattina in conferenza stampa alla sala Cutli Simona Ricotti – La società comunale Holding Civitavecchia Servizi non ha i crismi per essere privatizzata: è nata come una società pubblica e tale deve rimanere”. Il comitato intende mettere in guardia i cittadini circa le conseguenze a cui porterebbe questa privatizzazione: “Si perderebbe il controllo pubblico di tutti i servizi, alla privatizzazione corrisponderebbe una scadenza del servizio, una situazione di clientelismo e nepotismo, una maggiore erosione dei livelli occupazionali, un aumento dei costi e delle tariffe sei servizi stessi, con una loro repentina diminuzione e un crollo proporzionale della qualità perché – ha sottolineato ancora la Ricotti – il privato che investe ci vuole guadagnare, altrimenti perché lo farebbe?”. “Questo processo di privatizzazione in atto è stato elaborato tatticamente in un quasi totale segreto, firmando delibere e stringendo accordi sotto Natale o nel periodo delle ferie di ferragosto”, impedendo strategicamente, secondo il Comitato, “una chiara informazione e partecipazione dei sindacati e dei cittadini”. Guardia alta anche sul tema rifiuti, perché la possibilità che vengano smaltiti nel nostro territorio non è affatto tramontata. “Infatti – hanno aggiunto Roberta Galletta -sebbene nel Piano Rifiuti della Polverini non sia scritto nero su bianco il nome della città di Civitavecchia, c’è invece scritta la possibilità di bruciare i rifiuti romani nelle centrali elettriche preposte per farlo e nei siti militari adatti e, premesso questo, interesserà a molti sapere che il nostro paese ha le predisposte strutture in questione più vicine alla Capitale. Siamo di fronte ad un grande disegno diabolico che sta portando al collasso della città e che comprende anche il progetto di cementificare la Frasca, l’impedimento di creare un bosco ad opera dell’Enel, il trasporto dei rifiuti di Roma,“tutti progetti demoniaci che non tengono conto del bene della popolazione”. Per Maria Boncompagni “il territorio di Civitavecchia è stato bistrattato e ha pagato abbastanza nel tempo e ora la popolazione è particolarmente sensibile al problema ambientale, va solo allertata nella giusta maniera perché tutti comprendano la gravità della situazione e contribuiscano in massa a migliorarla, firmando prima per ottenere il referendum, e poi partecipando al referendum stesso per il sì, uniti oltre le divisioni politiche e di pensiero, per il bene delle nostra salute e di quella dei nostri figli”. I moduli per la raccolta firme sono già stati consegnati, aspettano solo la vidimazione dal Segretario generale; in seguito sarà necessario giocare in velocità per arrivare in tempo alle 2000 necessarie all’ammissibilità del referendum che permetterebbe di bloccare il processo di privatizzazione già in atto (che prevede un arco di tempo massimo di otto mesi) e l’eventuale trasporto di rifiuti per la loro distruzione o il loro stoccaggio.
E la costituzione del Comitato referendario riceve intanto l’adesione “immediata e senza riserve” del coordinamento cittadino di Sinistra Ecologia e Libertà, che commenta: “L’idea di chiamare la popolazione a pronunciarsi sulla privatizzazione dei servizi pubblici locali è giusta ed opportuna, intanto perché riteniamo di estremo valore che i cittadini acquisiscano consapevolezza sull’importanza delle questioni, ma anche perché in questo modo si fa giustizia del metodo arrogante seguito dall’Amministrazione comunale in occasione dell’approvazione della delibera 71, che appunto decide di vendere ai privati la maggioranza delle holding comunali con la conseguente perdita del controllo pubblico su servizi fondamentali come il trasporto pubblico, gli scuolabus, la gestione del verde e dei rifiuti oltre, naturalmente, a una parte considerevole del servizio idrico. Benissimo quindi questa iniziativa referendaria, che restituisce la parola ai cittadini, e con essa anche il diritto di decidere sul proprio futuro.