CIVITAVECCHIA – L’esponente Vittorio Petrelli (nella foto) ha presentato una mozione al Consiglio Comunale riguardante la sensibilità dell’Ente locale nei confronti dei propri concittadini amministrati perché “ogni forza politica rappresentata in Consiglio, come pure ogni eletto, non deve e non può esimersi dal dimostrare la sua vicinanza ai concittadini, non può perdere l’occasione di corrispondere alla necessità di dimostrare che il Comune deve continuare a rappresentare l’istituzione più vicina a loro e non solo un freddo ingranaggio burocratico che svolge le sue pratiche affogando nella sterilità delle cifre e nell’aridità delle leggi” – sostiene Petrelli lamentando la scarsità e l’inefficacia degli interventi di solidarietà a Civitavecchia nonostante con il termine solidarietà spesso “ci si riempie la bocca” – dichiara Petrelli – specie in un comune con il nostro che sull’orlo della bancarotta ignora le più elementari norme di convivenza civile di una collettività”. “Può capitare di questi tempi – continua Petrelli – che un capofamiglia si trovi senza lavoro come può succedere che un’attività artigianale od un lavoratore autonomo si trovi nella condizione di non riuscire a far fronte alle esigenze primarie del proprio nucleo familiare. Una condizione drammatica per la famiglia di appartenenza se questo soggetto era l’unico che assicurava entrate finanziarie. Di fronte a situazioni così descritte non possiamo far finta di niente o nasconderci dietro criteri di efficienza, efficacia, necessità di bilancio eccetera. Tutte argomentazioni valide – sempre secondo Petrelli – ma non sino al punto da indurci a ignorare aspetti elementari di giustizia sociale, di solidarietà, di ascolto, di aiuto verso chi ha bisogno. Ignorare cioè le regole morali che sono a fondamento della tutela della dignità del cittadino e pongono la questione morale della centralità dell’individuo e della famiglia rispetto a ogni altra esigenza, seppure legalmente vigente e amministrativamente giusta”. Petrelli avverte del pericolo che i tributi comunali, che doverosamente tutti i cittadini devono corrispondere, se utilizzati male, cioè senza osservare le condizioni economico sociali dei contribuenti, “potrebbero acuire situazioni già precarie e indurre il cittadino o a rivolgersi all’usura o al compimento di atti disperati. Per evitare questo – conclude – è necessario che i regolamenti dei tributi comunali prevedano che, in casi di difficoltà estreme , quanto dovuto venga congelato, che vengano eliminati tutti gli ulteriori balzelli (multe per more etc.) e prevedano, invece, anche il caso che tale somma possa essere restituita con l’impiego di un lavoro socialmente utile”.






