Città Futura: “La riconversione a gas della centrale la paghiamo in bolletta”

CIVITAVECCHIA – Dall’associazione politica Città Futura Civitavecchia riceviamo e pubblichiamo:

20 miliardi di euro in dieci anni, soldi pubblici che vengono scaricati sulle bollette.
Sono questi gli effetti del Capacity market, o mercato delle capacità: è la chiave per comprendere le motivazioni dell’insistenza sull’utilizzo dei combustibili fossili per la produzione dell’energia elettrica. Significa remunerazione dei «servizi di flessibilità» delle centrali termoelettriche: vengono pagate dallo Stato solo per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti, al fine di evitare eventuali blackout sulla rete in condizioni di punte di carico eccessive. Anche se tali condizioni non si verificassero mai, lo Stato paga comunque. E’ un meccanismo perverso, che impedisce il decollo definitivo delle fonti rinnovabili e delle filiere connesse, non ammesse al mercato degli “accumuli di energia”, quindi un autentico regalo alle lobby del gas e del petrolio, per impedire il fallimento degli ingenti investimenti, sbagliati, delle multinazionali nella costruzione delle centrali fossili, nonostante tutti gli analisti ammonivano sulla loro progressiva anti economicità rispetto alla crescente convenienza delle fonti rinnovabili.
Il sistema ha origine con il Governo Monti (circa 700 milioni per 3 anni) ed è stato reiterato dai Governi successivi (stessa cifra), ma è il Governo Conte nel 2019 ( Di Maio ministro per lo Sviluppo economico) a portare il bonus alla cifra astronomica di adesso, e nulla è cambiato con il Conte 2 (ministro Patuanelli).
Sono chiarissime quindi le responsabilità di quello che è un vero e proprio scandalo perpetrato in barba al libero mercato e altrettanto evidente è il motivo principale per cui vogliono fare la riconversione a gas delle centrali di Civitavecchia e Montalto.
Con il paradosso che l’Enel va a costruire le centrali ad idrogeno nel mondo perché in Italia non conviene, da noi paga di più, appunto, fare ancora centrali a gas anche se inutili e antieconomiche, tanto si fanno con i soldi dello Stato, o meglio dei consumatori che pagano le bollette. Eni ancora peggio: vende il gas, come si può pensare che cambi le sue strategie finché non l’ha venduto tutto?
E’ pesante il condizionamento dei gruppi di interesse economici nei confronti della politica e delle istituzioni: continuano, legittimamente, a fare i loro interessi, almeno fin quando non saranno pronti ad intercettare il nuovo corso europeo, di cui però si dichiarano, a parole, sponsor entusiasti: ma prima devono massimizzare gli investimenti e sfruttare le riserve fossili stoccate.
Quindi, sull’idrogeno, adelante si, ma con juicio, fin quando l’idrogeno stesso “non sarà competitivo sul mercato”. Sic.
Tutto ciò ha condizionato inevitabilmente il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) appena varato, che a detta di tutti i grandi esperti di politiche energetiche è già superato nei fatti: a parte il phase out della produzione elettrica da carbone entro il 2025, da giudicare positivamente, per il resto non rispetta gli obiettivi di riduzione delle emissioni dettate dall’Europa e non tiene conto dei nuovi scenari che la strategia europea ha determinato attraverso la sua svolta green. Ma soprattutto rivela una politica energetica miope, senza prospettiva, per nulla coraggiosa, assoggettata alle grandi imprese del settore.
Finchè le politiche energetiche le fanno i colossi partecipati dallo Stato, sono loro lo Stato.
Le legittime istituzioni saranno sempre succubi, figuriamoci quelle locali, Regione in testa. E così diventa superato prima ancora di essere approvato lo stesso Piano Energetico Regionale, “poco ambizioso….non intercetta il nuovo” a detta anche dei realisti, figuriamoci!
In buona sostanza: lo Stato si riappropri del suo ruolo, e con esso l’intera filiera istituzionale. La politica torni a svolgere il suo, attraverso i partiti che devono recuperare la funzione originaria di intermediari fra le istanze dei cittadini e le istituzioni democratiche. Solo così potranno essere accolte le legittime aspettative di un territorio che vuole decidere il proprio modello di sviluppo. Poi, all’intermo di esso, saranno legittime anche le istanze dei gruppi di interesse, piccoli o grandi che siano. Ora le parti sono invertite, è assolutamente inaccettabile!”.

Città Futura Civitavecchia