Città Futura: “Centrale a gas: il problema non è la necessità di maggiore potenza energetica, è solo di soldi”

CIVITAVECCHIA – Dall’associazione politica “Città Futura” Civitavecchia riceviamo e pubblichiamo:

“Una centrale a carbone che con un colpo di bacchetta magica si trasforma in un parco eolico galleggiante senza occupare un metro quadrato di suolo. Non è la solita Danimarca pioniera del vento né la Germania dei grandi impianti nel Mare del Nord. È il Lazio che ha progettato di cancellare una centrale a carbone sostituendola con 270 megawatt di eolico offshore a 25 chilometri dalla costa. Integrando il sistema con il fotovoltaico e con la filiera dell’idrogeno verde. Secondo Roberta Lombardi, assessora alla Transizione Ecologica della Regione Lazio, “questo primo nucleo impiegherebbe fino a 540 persone per le fasi di sviluppo e l’indotto, con la possibilità di un ampliamento fino a 1 gigawatt per complessivi mille posti di lavoro. L’alternativa erano i 40 posti di lavoro legati alla centrale a gas da 1,2 gigawatt, in sostituzione di quella a carbone”.
Abbiamo volutamente riportato in modo fedele una parte dell’articolo uscito il 5 u.s. sul quotidiano Huffington Post, perché meglio di così non si poteva dire: è la fotografia perfetta di ciò che può accadere se facciamo la vera svolta green al posto della riconversione a gas della centrale Enel di Torrevaldaliga ed è la dimostrazione che il caso Civitavecchia è un caso nazionale. Ma è anche la soluzione, a nostro avviso, ai pressanti problemi occupazionali che si vanno delineando all’orizzonte in conseguenza dell’uscita dal carbone e che riguardano già le ditte che operano nel settore, MINOSSE in testa, a cui va, ovviamente, la nostra solidarietà.
“Secondo uno studio Capgemini”, è un altro passaggio dell’articolo citato “ogni euro investito in tecnologie per la decarbonizzazione in Europa crea fino a 9 euro di valore aggiunto. Le industrie italiane del settore elettrico sono prontissime a realizzare l’obiettivo di riduzione del -55% di emissioni di C02 al 2030. Per raggiungere questo target occorre investire circa 1.100 miliardi di euro in tutti i settori energetici – 100 in quello elettrico – creando 250.000 nuovi posti di lavoro netti al 2030, di cui 90.000 nel solo settore elettrico”.
Certo è che occorrerebbe il coraggio invocato dai giovani che stanno manifestando a Glasgow e in tutto il mondo, ma soprattutto occorre liberarsi una volta per tutte dal ricatto delle lobby energetiche e dei poteri finanziari, che non vogliono la transizione ecologica, anzi la ostacolano con una offensiva economica e politica mai vista in precedenza. L’abbiamo detto più volte: Enel sarebbe una risorsa se accettasse di fare in Italia quello che va a fare all’estero e cioè il suo mestiere, in caso contrario diventa un ostacolo alla transizione vera. Così i Governi, che blaterano di rinnovabili perché ormai va di moda, ma continuano a progettare centrali a combustibili fossili che, è dimostrato, non servono perché non serve maggiore potenza energetica, basta quella che c’è, il sistema è già autosufficiente; intanto però si aumentano le bollette ai cittadini per finanziare il capacity market, un vero e proprio regalo per Enel e le altre aziende energetiche, questo è ciò che avviene in Italia. Basterebbe che lo Stato dirottasse i finanziamenti dal capacity market alle rinnovabili e il problema sarebbe risolto anche per le lobby energetiche. E comunque dovrebbero tutti farsi un esame di coscienza, perché ormai è chiarissimo: la posta in gioco non è solo il contenimento di un grado e mezzo di temperatura, riguarda la sopravvivenza stessa dell’umanità.
Vogliamo concludere con un altro stralcio dell’articolo, assolutamente emblematico:
“La prospettiva di un’accelerazione della transizione richiede però di chiudere l’era dei finanziamenti alle fonti fossili, che in Italia secondo le stime del Mite hanno raggiunto quasi 20 miliardi di euro. Una decisione da inserire nel quadro più ampio di una riforma fiscale in chiave ecologica: l’altro pilastro è rappresentato dall’introduzione di meccanismi di carbon pricing. Si tratta di un passaggio molto delicato, che deve essere fatto accompagnando i settori coinvolti e convertendo gli incentivi ambientalmente dannosi in incentivi in favore della decarbonizzazione. Occorre mantenere inalterato il carico fiscale complessivo diminuendo la tassazione sul lavoro e sugli investimenti green delle imprese, facendo crescere quella sull’inquinamento e tutelando tramite compensazioni sociali le fasce più deboli”.
Si può fare, si deve fare, per l’ambiente, l’occupazione e la giustizia sociale.

Città Futura Civitavecchia