“Mi candido per il bene della città”. Ha scelto la formula più banale e stucchevole ci si potesse aspettare Gianni Moscherini per annunciare la sua nuova candidatura a Sindaco di Civitavecchia. Una decisione presa repentinamente e in modo così autoreferenziale da provocare anche il fastidio dei vertici romani nella sua stessa area politica, con Forza Italia e Nuovo centrodestra che non hanno gradito molto questa sortita così solitaria. Ma è davvero il bene della città l’unica e reale motivazione che spinge Moscherini a ricandidarsi? In un Comune a perenne rischio di dissesto finanziario, con una classe di futuri consiglieri e amministratori oggettivamente mediocre, con municipalizzate in procinto di essere svendute e con decine dipendenti pubblici vicini al licenziamento, sarebbe normale rifuggire qualunque aspirazione alla poltrona di primo cittadino; non fosse altro solo per tenersi alla larga dalla cerchia di saltimbanchi, casaccari e doppiogiochisti che colorano la politica civitavecchiese, con tutta la loro potente influenza sulle sorti di una amministrazione, anche al cospetto di Sindaci navigati. Pietro Tidei docet. Eppure tutto questo non spaventa Gianni Moscherini che, pur di motivare la sua nuova discesa in campo, non ha trovato per nulla imbarazzante srotolare un’altra volta il prodigioso elenco di promesse e impegni, già annunciato urbi et orbi nel 2007, ma incapace tuttavia di realizzare nei suoi cinque anni pieni di governo. Una riedizione in formato ridotto di quel Berlusconi che, incurante delle sue mancate realizzazioni durante gli anni alla guida di Palazzo Chigi, torna puntualmente a riproporre agli italiani promesse mai mantenute quando ha avuto la possibilità di governare. Eppure, nemmeno questa sconcertante esibizione davanti alla stampa ha insinuato qualche remora in Moscherini; anche se, si converrà, il cittadino medio civitavecchiese ha notoriamente la memoria corta. Pur tuttavia, l’idea del Moscherini benefattore che si candida per l’esclusivo bene di Civitavecchia fatica non poco a convincere. E il dubbio che altri possano essere gli interessi, magari di natura economica, si insinua. Dubbio pregiudiziale e immotivato, potrebbe obiettare l’ex Presidente dell’Authority. Ma forse dovrebbe essere lui stesso a sgombrare il campo da ogni insinuazione, rendendo pubbliche alcune informazioni di cui, candidandosi a Sindaco, ogni cittadino prima di votare dovrebbe essere a conoscenza.
Per esempio. Ad oggi, dopo la fine della sua esperienza da Sindaco, non è nota la professione che Gianni Moscherini esercita, garantendogli una stabilità economica, non essendo pensionato e non disponendo di vitalizi. In tal senso, di Gianni Moscherini molti conoscono il tenore di vita (è noto a molti che dispone di una discreta proprietà all’isola d’Elba) ma non è noto il suo reddito. Può Gianni Moscherini informare i cittadini sulla sua attuale condizione professionale? Può, inoltre, informare i cittadini di sue eventuali partecipazioni come socio o azionista in società che operano sul territorio? Tale eventualità non costituirebbe certamente un illecito, ma in caso di elezioni sarebbe opportuno per i cittadini sapere se esiste qualche possibile conflitto di interessi rispetto al ruolo che andrebbe ad esercitare e alle decisioni che andrebbe ad assumere.
Tale domanda, e la richiesta di chiarimenti, trovano una qualche ragione d’essere anche ripensando alla condotta di Moscherini durante il suo mandato da Sindaco dal 2007 al 2012. In primo luogo, più volte contattato dalla nostra Redazione, appena eletto non volle rendere noti i costi della sua campagna elettorale né tantomeno i nomi dei suoi principali sponsor economici. Successivamente, nel primo anno e mezzo di mandato (e in ciò si riscontra una analogia con l’ultimo sindaco Pietro Tidei), assegnò come da legge tutte le varie deleghe assessorili ad eccezione di una, quella all’urbanistica, che tenne per sé pur non potendo certo vantare specifiche competenze o titoli di studio nel ramo; curiosamente fu nominato Presidente della Commissione urbanistica (vale a dire l’organismo che ha il compito di vagliare la legittimità degli atti prima che approdino in Consiglio comunale) un Consigliere eletto nella sua lista civica, Alessandro Maruccio, apprezzato avvocato ma anch’egli privo di competenze specifiche nel settore. Uno dei primi atti urbanistici che Moscherini Sindaco-Assessore cercò di portare in Consiglio comunale, per chi ricorda, fu il piano di lottizzazione di S. Gordiano che prevedeva la realizzazione di una serie di palazzine a ridosso del campo sportivo “Moretti-Della Marta”; provvedimento che non fu possibile approvare per la necessaria approvazione di una variante al Prg, coincidendo l’area del piano in questione con la prevista Variante Aurelia. Qualche tempo dopo Moscherini assegnò finalmente la delega assessorile, anche in questo caso ad un Consigliere eletto nella sua lista e storicamente suo fedele alleato politico: Mauro Nunzi. E’ stata tutta una casualità? Tutto ciò che è avvenuto dopo in ambito urbanistico è storia altra e nota: dal Terminal Cina alle Casette di legno, passando per la Marina, le Terme e per una serie infinita di concessioni edilizie per la realizzazione di palazzi che a tutt’oggi rimangono in buona parte disabitati; il tutto motivato, con voto convinto e unanime della maggioranza in Consiglio comunale, dalla previsione di un incremento di 10.000 abitanti della popolazione civitavecchiese (stabile a quota 50.000 dal 1980) nei prossimi 10 anni.
Ecco. Per sgombrare il campo da antipatici e immotivati dubbi Gianni Moscherini potrebbe semplicemente rispondere a queste domande, insieme a molti di coloro che sono pronti anche stavolta a sostenerlo fedelmente; un nome a caso: Daniele Perello, di cui in molti continuano ad ignorare titolo di studio e situazione professionale.
Rendere pubbliche queste informazioni sarebbe non solo una significativa operazione di trasparenza ma una indiscussa e ottima credenziale elettorale.
Marco Galice







