Biodigestore: monta la protesta contro la Regione

CIVITAVECCHIA – Alzata di scudi dalla politica cittadina dopo il parere favorevole al Biodigestore a Civitavecchia annunciato dalla Regione Lazio. Il dissenso monta soprattutto nel centrosinistra, che considera un tradimento politico la posizione della Pisana.

Siamo risolutamente contrari ad impianto che dovrebbe trattare qualcosa come centoventimila tonnellate circa di rifiuti organici – si legge in una nota del Partito Democratico – La nostra città non può assolutamente tollerare ulteriori pressioni sull’ambiente. La presenza del sito energetico può grande d’Italia, con l’uso di combustibili fossili; la presenza di uno scalo portuale ad alta densità di traffici ed altri insediamenti a notevole impatto sull’ambiente rendono impraticabili soluzioni che costituiscono una inaccettabile concentrazione di fattori inquinanti con le inevitabili conseguenze sulla salute. Nella ipotesi che la Conferenza dei Servizi proceda all’autorizzazione pensiamo che si debba con immediatezza impugnare di fronte al Tribunale Amministrativo il provvedimento, fermo restando che esprimeremo il nostro dissenso nei luoghi decisionali e in tutte le forme possibili”.

Perentoria anche la presa di posizione del Movimento Cinque Stelle: “Come può la Regione Lazio chiudere un procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) in maniera positiva quando il parere della ASL RM4 è nettamente negativo? Questa è la domanda principale che ci poniamo come Gruppo consiliare, in merito alla conferenza dei servizi che si sta tenendo in Regione circa l’autorizzazione alla realizzazione del progetto presentato da Ambyenta Lazio. Un progetto spropositato per le esigenze del territorio e che ha ricevuto i pesanti no di Comune, Asl e Sovrintendenza. Ci fa piacere che finalmente tutti siano concordi con quanto da noi dichiarato ormai da diversi anni: ossia che lo studio del Dipartimento di Epidemiologia del 2016 di fatto chiude a qualsiasi altro impianto inquinante sul nostro territorio e sul fatto che il famoso regio decreto, che tanto ci è stato rinfacciato in passato, è lo strumento più potente in mano al Sindaco per tutelare i propri concittadini. Ribadiamo il nostro sostegno a tutti quanti andranno in questa direzione: no al biodigestore, no ad impianti sovradimensionati rispetto alle esigenze del nostro territorio”.

Dello stesso tenore il commento del Comitato SOLE (Salute Opportunità Lavoro Energia) Forum Ambientalista: “Non comprendiamo come sia possibile che il parere di valutazione d’impatto ambientale dell’impianto possa avere esito favorevole in presenza di un diniego dell’autorità sanitaria e ci chiediamo quali siano i criteri con cui è stata condotta l’istruttoria di merito. Non vi è dubbio che la tutela della salute debba essere prevalente rispetto a tutti gli altri interessi in gioco. Ci domandiamo se la Regione, invece, la pensi diversamente e, sovvertendo le priorità e violando i principi di corretta gestione dei rifiuti che essa stessa si è data col Piano regionale dei rifiuti, voglia assumersi la responsabilità di agire contro la volontà unanime della popolazione. Per un territorio che esprime ben tre consiglieri regionali, che vede il Comune e la ASL di competenza contrari, che soffre già pesantemente degli effetti nocivi delle imponenti ricadute degli impianti inquinanti presenti, sarebbe veramente intollerabile”.

Presa di posizione anche del UIL, per voce del segretario Giancarlo Turchetti: “Civitavecchia è un territorio che ha già dato, e ha dato tanto. In termini di salute e territorio. Diciamo no al biodigestore. No per l’impatto che può avere sul territorio. Un territorio, come quello di Civitavecchia, già martoriato di suo, e da anni. No, perché non porta sviluppo e occupazione. Servono invece progetti che rispettino il territorio e creino quella crescita occupazionale compatibile con l’ambiente e la salute che la città di Civitavecchia chiede da decenni e che merita”. “Il territorio di Civitavecchia – prosegue Turchetti – ha già dato. Basta pensare alle emissioni del porto oppure alla centrale a carbone che stiamo tentando, con una battaglia che dura ormai da più di tre anni, di far riconvertire in energia pulita e in in turbogas. Dobbiamo cercare percorsi di sviluppo alternativi, per evitare di condannare per sempre un territorio che così rischia l’impoverimento e l’isolamento da tutto il resto. Una specie di servitù affacciata sul Mediterraneo”.