E’ una città malata Civitavecchia. Gravemente malata e in quello stato ormai narcotico che solo i peggiori veleni sanno produrre. E il peggior veleno che abbiamo in casa non è l’inquinamento ma la nostra inconcludente politica, fatta di litigi, accordi sottobanco, spartizioni del potere e ripartizione di interessi che ci hanno ormai anestetizzato. Tanto da non avere un piccolo sussulto di vita nemmeno di fronte al ritrovamento di 300 tonnellate d’amianto sepolte per anni sotto la nostra terra, a pochi metri da abitazioni, campi coltivati, acquedotti e mare. La notizia sembra essere passata pressoché inosservata. Non si assiste a proteste, non si
ascoltano domande, non si leggono nemmeno comunicati che, se non di indignazione, valgano almeno come piccola testimonianza di presenza della nostra classe politica. La “Terra de fuochi” ce l’abbiamo anche nella nostra città, dentro le nostre case, perché il ritrovamento alla Buca di Nerone fa impallidire. Dovrebbe scatenare rabbia, proteste, allarme. Invece nella Civitavecchia narcotizzata dalla politica l’unico dibattito che impazza è il guerrafondaio scambio di reciproche accuse sulla caduta dell’Amministrazione Tidei. Ci si indigna, non a torto ovviamente, sulle minacce di morte alla nipote dell’ex Sindaco, forse opera di qualche imberbe idiota, ma si tace di fronte a tonnellate di amianto ritrovate sotto i nostri polmoni. Nessun commento di indignazione, nessuna rabbiosa denuncia, nessuna infiammata rivolta. Tutto tace: i partiti, la politica, il neo Commissario prefettizio, che forse come prima cosa dopo il suo insediamento avrebbe dovuto precipitarsi alla Buca di Nerone, per i poteri che gli conferisce il Ministero dell’Interno, e mobilitare immediatamente la politica nazionale, visto che quella locale è addormentata. Avrebbe, almeno, potuto tranquillizzare i cittadini sul suo interessamento a questo drammatico ritrovamento. Niente di niente. Così come tacciono Enel, Tirreno e Power e Autorità portuale, vicino a cui hanno interrato sotto il naso tonnellate di amianto senza che si accorgessero di niente. Sarà solo questa discarica l’unico veleno che ci ritroviamo sotto i piedi e tra i polmoni? O è possibile, come i cumuli di polveri accatastati quattro anni fa nel cantiere di Tvn dovevano già far intuire, che il nostro territorio sia già un deposito collettivo di veleni su cui nessuno si interroga? Ci va bene essere narcotizzati, evidentemente, ci va bene voler vivere e morire così. Dovremmo, però, riuscire a spiegarlo ai nostri figli. (foto di Simone Cervarelli)
Marco Galice







