Addio compagno Gino

CIVITAVECCHIA – La sinistra civitavecchiese piange la scomparsa di Gino Garcia, storico esponente di Lotta Continua prima, Partito Comunista e Rifondazione Comunista poi. Garcia, conosciutissimo in città anche per il banco di formaggi gestito per anni al mercato di Piazza Regina Margherita, se ne è andato venerdì scorso dopo un periodo travagliato a causa di problemi di salute. L’ultimo incarico politico portato avanti è stato quello di Presidente della società portuale Seporti. Di seguito alcuni dei messaggi di cordoglio giunti in Redazione.

“Appresa la notizia della scomparsa del compagno Gino Lorenti Garcia, Onda Popolare rivolge le sue più sentite condoglianze alla famiglia e con questa si stringe attorno al ricordo di un uomo dalla parte dei giusti. Un uomo che ha fatto della propria esistenza un metodo di lotta per sovvertire l’algoritmo dello sfruttamento e della prepotenza. Presente in tutti i momenti di conflitto sociale e, a modo tuo, nella vita di molti di noi, spesso critico ma sempre costruttivo, amico,  hai arricchito di te il nostro percorso di vita quotidiana e politica. Grazie Gino”
 
Onda Popolare
 
 
“Un antifascista vero e sincero, sempre in prima linea per la difesa dei valori della della Repubblica democratica e antifascista. È stato un privilegio averti nel Comitato direttivo della nostra sezione. Alla famiglia le nostre più sentite condoglianze. Grazie di tutto Gino”.
 
Anpi Civitavecchia
 
“Piangiamo oggi con grande dolore l’amico e il compagno fraterno Gino. Le sue vicende personali hanno attraversato la storia della sinistra, dagli anni della militanza in Lotta continua fino a questi ultimi giorni. Dove c’è stato da lottare contro l’ingiustizia e l’oppressione, in difesa dei diritti del lavoro, sociali e civili, Gino era lì. Caro Gino, la tua passione politica ha testimoniato cosa significa dirsi compagno: solo se camminiamo insieme, se lottiamo uniti possiamo cambiare la realtà che ci opprime. Nello stesso tempo sei stato una persona libera, un compagno “libertario” nel pensiero e nell’azione, sempre pronto a indagare e difendere le ragioni dei più deboli. In questi anni difficili la tua presenza costante è stata per noi di stimolo, di consiglio, di resistenza e di speranza di fronte allo smarrimento della sinistra e ai pericoli del diffondersi di nuovi veleni sparsi ad arte da chi vuole dividere e dominare i ceti popolari. Caro Gino, ti porteremo sempre con noi per continuare sulla via che abbiamo percorso insieme, fianco a fianco agli uomini e alle donne che aspirano e lottano per un mondo migliore, liberato, senza più oppressi ed oppressori. Inviamo un forte abbraccio all’amata moglie Paola, compagna di una vita, e ai cari figli Manola e Pierpaolo”.
 
Le compagne e i compagni di La Sinistra e di Rifondazione comunista
 
 
“Nel mese scorso, a gennaio, avevo invitato Gino ad una serata con il cantante Ernesto Bassignano, uno dei cantautori più noti nella canzone impegnata degli anni 70. Una serata di “reduci” del 68 della nostra città. All’invito Gino aveva risposto così: “Buongiorno Fabrizio nel ringraziarti della considerazione e della stima, mi vedo costretto a declinare l’invito e a rinunciare. Le mie condizioni fisiche non me lo consentono. Grazie di nuovo, mi hai fatto molto piacere”. Gli risposi che una serata di ex sessantottini senza di lui non era la stessa cosa e poi lo chiamai per avere notizie più precise delle sue condizioni. Gino che rinunciava a stare insieme ai suoi compagni di quegli anni che per lui e per molti erano stati straordinariamente significativi e tali da dare un senso alla vita, era impensabile e il suo messaggio mi sembrò quasi il segno di una resa. Era stato sempre un tenace combattente e così avevo continuato a vederlo in tutti questi anni, anche quando si era rifugiato nella sua casa, indebolito dalla malattia. Un uomo coerente, di quelli che non possono neppure pensare di essere da una parte diversa da quella che aveva caratterizzato la propria esistenza. Un uomo di altri tempi che sicuramente soffriva ad osservare il mondo di oggi, privo di principi forti, di valori. In una società in cui l’opportunismo, le scelte di campo funzionali al proprio personale interesse, sono diventate naturali e normali, Gino deve aver vissuto con grande disagio. Lui, figlio di una generazione che si era identificata con le battaglie politiche ed ideali condotte, deve aver pensato spesso negli ultimi tempi al senso di ciò che è stato fatto, al risultato di tante lotte e al sacrificio di molti e avrà osservato quasi con stupore un mondo a lui estraneo in cui non sarà certo riuscito a riconoscersi. E questo mi dà amarezza, Gino, perché certo pensavi e speravi di lasciare dopo di te una umanità migliore”.
 
Fabrizio Barbaranelli