“A quando il rogo dei libri?”

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CIVITAVECCHIA – Era 1933, quando la notte di Berlino venne illuminata dal rogo di oltre ventimila opere dei maggiori scrittori, pensatori ed intellettuali del tempo: da Karl Marx a Bertold Brecht, Thomas Mann, Joseph Roth, Walter Benjamin, Herbert Marcuse, Max Weber, Erich Fromm, all’architetto Walter Gropius, i pittori Pail Klee, Wassily Kandinsky e Piet Mondrian, agli scienziati Albert Einstein e Sigmund Freud, ai registi Fritz Lang e Franz Murnau.
Era il preludio dell’Olocausto.
Quando i libri vengono bruciati, alla fine verranno bruciate anche le persone.
L’assalto alla sede di Repubblica, chiaro attacco alla libertà di stampa, rappresenta un salto di qualità nel susseguirsi delle azioni del neo-avanguardismo nazi-fascista nel nostro paese.
Se è pur vero che la rincorsa alla massima visibilità tra le varie fazioncine fasciste nostrane si traduce, nella sceneggiatura, nella ridicola pantomima dei fascisti dell’Illinois (e non potrebbe d’altra parte essere diversamente!), è ancor più vero che la rapida moltiplicazione delle azioni fasciste, sta generando la convinzione che tutto sia lecito, che la peggiore e più pericolosa simbologia della storia sia definitivamente sdoganata e, addirittura, possa essere impunemente elevata a riferimento politico.
Uno sdoganamento politico e culturale di cui il trasversalismo politico porta in pieno la responsabilità.
I valori dell’antifascismo e della Resistenza, nella loro reale portata di fondamento della nostra repubblica democratica nata dalla guerra di Liberazione dal nazismo e dal fascismo, sono andati sempre più affievolendosi, spesso ridotti ad icona di un trasversale perbenismo istituzionale, travolti da un consumismo economico e di pensiero che tutto ha travolto e stravolto; sacrificati ad una millantata pacificazione, che altro non è che cancellazione e negazione della Storia, di cui l’opportunismo dei traballanti governi a guida PD, che senza scrupoli appoggiano la loro esistenza sulla destra parlamentare, rappresenta il definitivo viatico.
Così accade che Meloni e Salvini, ex alleati di Verdini oggi socio di maggioranza del governo, possano pubblicamente esporre le proprie tesi a giustificazione delle azioni squadriste, senza che giunga alcun atto di reale censura istituzionale.
Può una semplice denuncia per “manifestazione non preavvisata, travisamento, violenza privata e accensione di artifizi pirotecnici…” rappresentare l’argine ad azioni squadriste in piena regola, come quella dell’attacco alla sede di Repubblica?
Che paese è, quello dove le forze dell’ordine attaccano in forze gli immigrati a Piazza Indipendenza, alzando i manganelli contro donne incinta, bambini, disabili, mentre consente a quattro ragazzotti mascherati di imperversare nel pieno centro di Roma, minacciando i giornalisti e aggredendo le sedi della stampa?
E’ il paese del ministro degli interni Minniti!
Cominci con il riferire alle Camere, il ministro Minniti; cominci a spiegare la tolleranza al moltiplicarsi di gruppi che si richiamano al nazifascismo; chiarisca la filiera di distribuzione del controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine, impiegate con tanta puntuale severità nelle manifestazioni degli studenti e dei lavoratori, ma altrettanto puntualmente assenti al verificarsi di azioni violente come quella dell’altro giorno.
E una volta riferito della sua inettitudine, più o meno volontaria, si vergogni e si dimetta il ministro Minniti!
Non può più essere il tempo dell’indifferenza e della sottovalutazione.
E non è mai stato il tempo della pacificazione, perché la piaga del fascismo e del nazismo non ha mai abdicato alla propria natura di criminale sopraffazione.

Coordinamento Sinistra Italiana Civitavecchia