CIVITAVECCHIA – Uno dei fattori che caratterizzano l’attuale crisi della zona euro è la scarsa trasparenza. Intanto non si tratta di una crisi di produzione ma è una crisi finanziaria. La sua origine è dovuta anche all’estrema mobilità con cui, grazie alle tecnologie informatiche, il denaro può spostarsi in tempo reale da un continente all’altro. Una delle conseguenze più importanti di questa volatilità monetaria è la graduale sostituzione della figura del classico imprenditore con quella dell’abile giocatore in Borsa. Altra conseguenza decisiva consiste nel fatto che contro questo “padronato di giocatori” non si può scioperare perché la controparte è inafferrabile, irraggiungibile, praticamente invisibile. L’unica tangibilità è data dalle notizie che appaiono sulla stampa con i segni più e meno relativi all’andamento dei listini.
La progressiva scarnificazione della contraddizione capitale-lavoro, la rarefazione di punti di riferimento produttori di senso (Famiglia, Chiesa, Partito) e la spettacolarizzazione della guerra costruiscono nel loro interagire una minaccia per la tenuta della democrazia e più in generale della società. Soffermandomi solo sull’attuale crisi è possibile affermare che la sua caratteristica principale è quella di presentarsi come un evento subdolo. E lo è perché mentre si consuma dietro oscuri paraventi di un’alta finanza dedita alla speculazione ha degli effetti devastanti sulla vita quotidiana delle persone. Effetti che però sono difficilmente riconducibili a una chiara catena casuale. In altre parole: tutti sappiamo che siamo in crisi ma pochissimi sanno perché. Il che, ad esempio, ha permesso a Berlusconi di negare l’evidenza finché non è stato cacciato dalla guida del Governo.
Se l’attuale crisi della zona euro è per così dire trascendente, non altrettanto si può affermare della politica, che per sua natura è immanente. Riguarda cioè l’amministrazione della vita materiale dei cittadini e proprio per questa sua concretezza è sempre locale. La politica è quanto di più visibile ci sia perché ha il compito di soddisfare bisogni di persone in carne ed ossa che vivono in luoghi ben definiti. Proprio per questa tangibilità i riformisti devono partire dalle esigenze più elementari dell’uomo in quanto essere sociale: il lavoro, la casa, la salute, l’istruzione, la tutela dell’ambiente. Da tali esigenze non sfugge nessuno. E nessuno può accusarmi di essere retrò perché le pongo al centro del dibattito politico che sta investendo Civitavecchia in vista delle primarie e delle elezioni amministrative.
On. Pietro Tidei






