La Russia torna ai tempi di Stalin: la propaganda omosessuale diventa reato

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Dopo un passo avanti nel 1993, quando in Russia è stata decriminalizzata l’omosessualità, uno indietro nel 2013. Fa discutere la decisione della Duma russa di “vietare la propaganda omosessuale tra minori”; decisione che fa temere l’inizio di una pesante discriminazione e persecuzione a carico dei gay. Sono lontani i tempi delle “Tatu”, in cui le giovani cantanti si baciavano nei video delle loro canzoni, sul palco dei concerti e nelle comparse televisive. Oggi in Russia l’omosessualità è fuori legge. La norma, basata sulle leggi già in vigore a S. Pietroburgo, è stata votata quasi all’unanimità: 388 voti favorevoli, 1 astenuto e 1 contrario. Pare che Dimitri Sablin, deputato della maggioranza Russia Unita, abbia votato dichiarando: “Viviamo in Russia, non a Sodoma o Gomorra”. Più “diplomatica” la presidente della Commissione degli affari per la famiglia Yelena Mizulina: “La legge proteggerà i minori dalle conseguenze dell’omosessualità. La propaganda senza freno dell’omosessualità che ritroviamo ovunque, limita effettivamente il diritto dei giovani a uno sviluppo libero”. Niente baci in pubblico, niente Gay Pride, nessuna manifestazione di omosessuale affetto o cultura in presenza di minori, niente gay in tv, in radio, al cinema, nei libri, pena multe salatissime. Mancano ancora due delle tre approvazioni previste perché la legge diventi effettiva ed è già scontro: fuori dal Parlamento sono stati arrestati 20 manifestanti. Subito a sostegno dei gay si è schierata la pop star Madonna, in passato già denunciata dalle autorità russe con la sua “contendente” Lady Gaga per propaganda omosessuale, dichiarando che la decisione della Duma è “una ridicola atrocità”. I recenti episodi di aggressioni, violenze, persecuzioni ai danni di omosessuali ricordano i tempi dell’articolo 121 di Stalin del 1934 e del paragrafo 175 delle leggi di Norimberga del 1935 nazista e all’amarezza della vicenda si aggiunge la beffa della tempistica: domani è la Giornata della Memoria, che fa pesare questa legge russa sulla civiltà europea come un macigno di granito.

Francesca Ivol