“Speranza è la parola che unisce i giovani civitavecchiesi”

vialeCIVITAVECCHIA – È domenica sera. Domani mi attenderà un’antipaticissima giornata di lavoro. Avrei potuto approfittare del ponte del 1° maggio, ma l’inconveniente dell’ultimo minuto (ed il mio ruolo da praticante avvocato…) mi porta a dover tornare in Studio a Roma.
In compenso, oggi ho incontrato Giulia e Giovanni, Stefano e Isabella, Marianna e Giovanni, Andrea e Martina e poi Fabio, Patrizio e Alessandro.
I lettori di quest’articolo si chiederanno, giustamente, chi sono queste persone.
Spetterà dunque a me il compito di dare qualche chiarimento. E lo farò con molto piacere, cercando di condividere le mie riflessioni.
Dopo diversi mesi ho fatto nuovamente ritorno a Civitavecchia, la città dove sono cresciuto. Sono tornato con la chiara intenzione di rilassarmi, accompagnando per mano la mia mente ed il mio sguardo proprio lì, di fronte al mare. Con la chiara intenzione di perdermi, ancora per una volta, di fronte a questo meraviglioso orizzonte.
Ecco, quindi, che una passeggiata in bicicletta, un caffè sul lungo mare e due passi in compagnia sotto un sole cocente, non solo hanno rinfrancato il mio spirito, ma mi hanno permesso di fare una fotografia. Sì, la fotografia di questa città che per me rappresenta l’esatta trasposizione in piccolo del nostro Paese.
A far da cornice a questo splendido quadro ci sono volti e sorrisi, più o meno noti, stampati sui manifesti elettorali che tappezzano metro per metro il perimetro del centro città.
Tra pochi giorni dovremo esercitare il nostro diritto di voto, al fine di eleggere il Sindaco e il nuovo Consiglio e di conseguenza avremo la Giunta comunale.
Ricordo a me stesso che il diritto di voto non è solo un diritto di natura politica che ci consente di partecipare attivamente alla vita della Stato, ma è un dovere civico ancorché, pur non avendo connotazione obbligatoria, rappresenta un dovere fondamentale per il funzionamento della democrazia.
Ascolto con interesse le considerazione fatte dai miei amici. Ritengono che questa campagna elettorale non abbia avuto nulla di diverso dalle precedenti. E non in quanto a forma, bensì con riguardo ai contenuti. Ognuno di loro ha qualche motivo di sfiducia verso questo o quel candidato o verso questo modo di far politica. Non entro (volutamente) nel merito perché le mie riflessioni vogliono essere di tutt’altro genere.
Ecco allora che penso a Giulia e Giovanni. Lei si è laureata a pieni voti in economia e muove i primi passi nell’azienda di famiglia cercando di apportare il proprio contributo con il suo brio e la sua giovinezza. Lui, dopo gli studi, sta cercando di affermarsi nel mondo del lavoro sacrificando la propria presenza qui e svolgendo un periodo di alta formazione professionale in Emilia Romagna. Si vedono poco Giulia e Giovanni ma le loro lunghe telefonate ed i loro brevi (troppo brevi) fine settimana, sono carichi di aspettative per un bel futuro insieme.
Marianna e Giovanni invece, in questa città ci sono nati e cresciuti. Adorano Civitavecchia. Hanno entrambi un bel lavoro e, pur vivendo in una condizione di precarietà contrattuale, coltivano con amorevole trepidazione il desiderio di trovare una casa che possa rappresentare una solida partenza per il loro avvenire.
Martina e Andrea, dietro la linea del tramonto, il loro “domani” lo intravedono già. Tra pochissimo tempo si sposeranno. Adesso sono indaffarati negli ultimi preparativi ed ogni occasione è buona per condividere con gli altri amici ogni singola tappa di questo meraviglioso cammino che li porterà davanti all’altare.
Stefano e Isabella invece ce l’hanno fatta. Oggi mi hanno invitato per un caffè nel loro nido d’amore, un magnifico appartamentino in centro città. Hanno terminato il lavori di restauro e arredo da pochissimo e mi hanno mostrato con orgoglio, cucina, camera da pranzo, bagni e stanze da letto. Tutto rigorosamente moderno e colorato. Stavano l’uno di fianco all’altra quando mi accompagnavano da una camera all’altra. Si tenevano per mano ed i loro sguardi avevano il colore dell’amore. Quello vero.
E poi Patrizio, Fabio e Alessandro… loro non cambieranno mai. Sono miei amici fraterni. Posso non vederli né sentirli per un anno intero, ma bastano cinque minuti ed un paio di battute per tuffarmi di nuovo nell’atmosfera fraterna di sempre. Loro indossano come sempre una tuta. Io, invece, avevo indosso una camicia. Ho chiesto immediatamente a Fabio di prestarmi una t-shirt per stare più a mio agio. Detto fatto. Nel giro di qualche minuto ci siamo ritrovati tutti e quattro in cucina a preparare una cenetta e a brindare.
Fabio, Patrizio e Alessandro stanno sempre insieme. E, nonostante vecchie fotografie di quasi un decennio abbiano giocato un ruolo determinante, la loro stupida allegria è decisamente contagiosa.
Anche loro qui ci sono nati e cresciuti e nonostante i loro viaggi… credo che qui ci rimarranno per sempre. Ale dice di non volere figli almeno fino ai trentacinque d’età. Patrizio e Fabio, invece, si interrogano sul fatto che forse è doveroso cominciare a pensarci su, considerato che la soglia dei trenta è dietro l’angolo.
Ecco, tutte queste persone non si conoscono tra di loro. Anzi, è più corretto dire che i loro mondi ed i loro percorsi sono completamente lontani gli uni dagli altri.
C’è però una cosa che credo li avvicini. Anzi una parola. E questa parola è “speranza”. Quello stato d’animo, cioè, di chi è fiducioso negli avvenimenti futuri di cui non si conoscono i contorni precisi e le esatte possibilità di riuscita.
Ebbene sì, in questo week end nella mia Civitavecchia, mi sono reso conto di quanto le persone che conosco, pur nella loro diversità siano accomunati da un grado di aspettativa e di speranza nel futuro molto alto.
Forse è proprio a questo che gli attuali candidati alle prossime amministrative dovrebbero pensare.
Dovrebbero promettere di dare anima e corpo per Giulia, Giovanni, Marianna, Martina, Giovanni, Andrea, Isabella, Stefano, Patrizio, Fabio e Alessandro. Di dar loro non un’illusione ma una probabilità per un futuro migliore.
Infondo, un giorno saranno proprio questi ultimi a regalare a loro volta una nuova speranza ai loro figli ed alle nuove generazioni e, chissà, magari se saranno soddisfatti di quanto è stato fatto per loro oggi, forse domani… faranno fotografare i loro visi sorridenti che andranno stampati sui futuri manifesti elettorali che contorneranno metro per metro il perimetro di questa meravigliosa città.
Quanto a me, forse continuerò ad essere il “fotografo” di questa splendida realtà, chissà …”

Antonio Errigo