CIVITAVECCHIA – Alle prossime elezioni amministrative solo candidati di prima scelta: è questo che noi vogliamo.
Che cosa manca infatti alla nostra città per conseguire quel livello di sviluppo e quel tasso di benessere cui aspira ? I cosiddetti ferestieri sono forse in grado di rispondere alla domanda con più facilità che non gli stessi civitavecchiesi, forse troppo partecipi della realtà locale. A chiunque appare tuttavia evidente che la città non ha ancora imparato a muoversi nel modo giusto per sfruttare appieno i propri punti di forza e affrontare con successo i problemi che la affliggono. Per cui Civitavecchia progredisce sì, ma meno speditamente di quanto potrebbe. Noi, per il modo di condurre la nostra attività pubblica, lontano da ambiguità, contraddizioni e laceranti spaccature interne, determinati a dar voce a settori della società di diversa matrice ideologica che non si vedono rappresentati dai partiti tradizionali, sollecitiamo da tempo una radicale riforma della politica. Convinti che è in sede locale che si migliora – contesti nazionale, europeo e mondiale permettendo – è qui che in vista dell’appuntamento elettorale di primavera vogliamo offrire ai cittadini la possibilità di una scelta di prim’ordine affinché l’elettore esprima un voto convinto ed entusiasta e non di mero ripiego. Precisando sin d’ora i requisiti che a nostro modo di vedere dovranno avere i candidati alla carica di Consigliere e di Sindaco. Per far sì che la politica, che è sempre chiamata a muoversi tra utopia e realtà, produca questa volta le scelte migliori.
Dei Consiglieri comunali irreprensibili sotto tutti i riguardi, al corrente delle problematiche sociali e competenti nel funzionamento della macchina amministrativa. Che considerano il potere non un privilegio ma un servizio alla collettività, immedesimati nella loro funzione, consapevoli delle responsabilità di governo complessivo che li riguardano a prescindere dalla loro appartenenza alla maggioranza o alla minoranza. Che assumono come platea di riferimento l’intero elettorato e quindi si confrontano con gli altri consiglieri anche di partito o schieramento diverso, e dialogano con soggetti pubblici e privati della città. Che traducono in atti concreti queste loro doti e convinzioni. Sensibili alle richieste della cittadinanza ma risoluti nel respingere le spinte che si connotano di particolarismo.
Un Sindaco che si impegna a trarre la sua forza dal sapiente coordinamento delle istanze dei partiti componenti la coalizione. Che ritiene di prendere le distanze dai metodi impositivi e dalla prassi del muro contro muro, cui spesso sospinge l’opposizione indiscriminata ad ogni decisione e proposta, e preferisce adoperarsi per unire una città tradizionalmente divisa su tutto, dai temi economici a quelli urbanistici a quelli ambientali. Che preferisce spiegare la bontà delle sue scelte di governo magari ricorrendo ad un’analisi delle cause di natura culturale e politica che ci hanno condotto alla situazione attuale così da sottrarre il cittadino al conformismo dell’anticonformismo, alla tendenza a intrupparsi nelle idee dominanti, al pressappochismo supponente. Un sindaco deciso a interpretare le esigenze dei ceti svantaggiati in modo assolutamente autentico. Mettendo a nudo le manovre – evidenti in ambito cittadino – di coloro che tutelano il popolo in modo generico, velleitario o demagogico, adulandolo come depositario di tutte le virtù sociali e come vittima del cinico egoismo e dell’immoralità dei ceti dominanti, formulando proposte politiche atte a giustificare il desiderio di rivalsa da parte dei ceti meno abbienti, ma non idonee a incidere effettivamente sui complessi problemi che pone la società moderna. E di quanti avanzano proposte non di rado pretestuose perché sostanzialmente dirette a perseguire fini di mera conquista o mantenimento del potere o a sostenere progetti politici di sostanziale conservazione.
Il Consiglio direttivo del Polo civico






