Lo studio Sentieri, eseguito da CNR e dall’Istituto Superiore di Sanità e presentato ieri al Governo, mette in evidenza che sei milioni d’italiani vivono in aree ad alto rischio ambientale. Almeno 1.200 decessi l’anno sono dovuti ad avvelenamento industriale, con tassi più alti soprattutto a sud e nelle aree contaminate dall’amianto, dove nel periodo 2003-2008 c’è stata un’impennata del 32 % dei decessi per tumore della pleura.
Il rapporto, presentato ieri dal ministro della Salute Renato Balduzzi, sembra dire che le bonifiche realizzate, o solo annunciate in questi anni, non hanno prodotto effetti perché, intorno ai grandi poli chimici, nelle vicinanze di centrali elettriche e siderurgiche, di miniere, porti, discariche e inceneritori, la mortalità è più alta del 15% rispetto al resto del Paese.
Le vie respiratorie sono le più colpite, in presenza di amianto le morti in eccesso per tumore polmonare sono 330 e quelle per carcinoma pleurico sono il triplo della norma (416 morti in eccesso). Il tumore al polmone miete vittime anche intorno a poli petrolchimici e raffinerie (643 casi in eccesso). I dati sugli inceneritori sembrano invece dar ragione a tanti comitati territoriali, visto che nei loro dintorni la percentuale di carcinomi al fegato è doppia rispetto agli standard.
Nella lista dei siti a maggior rischio si confermano l’Ilva di Taranto, la Ferriera di Servola a Trieste, il petrolchimico di Gela, le raffinerie del Sulcis, Casale Monferrato e Porto Torres. Civitavecchia ancora censurata!
Dottor Giovanni Ghirga – Isde Alto Lazio









