CIVITAVECCHIA – Bisogna evitare innanzitutto che la vicenda, tutta politica ovviamente, venga snaturata come un fatto di opposti schieramenti. Sono in gioco molti fattori; fra questi: l’identità territoriale vista come luogo di appartenenza, di tradizioni, di storia, di diversità di culture locali e sublocali che fra di loro si intrecciano. Perciò identità come ricchezza e non come localismo o, peggio ancora, come separatismo. Poi anche vocazioni: produttive, agricole e industriali, devono concorrere a rafforzare l’idea di appartenenza ad un territorio anziché ad un altro. Non ne sono escluse anche le considerazioni storico culturali, ambientali.In questo senso può risultare addirittura banale richiamarsi agli antichi etruschi e ai segni che sul territorio hanno lasciato lungo i percorsi della storia. Questo aspetto va valutato, oltre che per gli aspetti culturali, anche per i retaggi archeologici che, insistendo nel nostro territorio, diventano fattori economici collegabili al settore turistico. Sono tutti temi che verranno utilizzati a favore e contro e su cui si insisterà a secondo delle visioni che si contrappongono, oggi più di ieri, quando l’idea della provincia autonoma (di Civitavecchia?) era sbandierata da destra a sinistra come elemento che agognava ad una maggiore autonomia territoriale nell’ambizione di potere contare di più e meglio rispetto alla Roma centralistica e onnipotente. Non siamo più tutti d’accordo come prima, perché probabilmente la bandiera della provincia autonoma veniva sbandierata strumentalmente. Poi perché i poteri romani premono sui partiti locali, quelli più subalterni, per imporre le visioni millenarie di quel potere. Che in questo caso perderebbe almeno un porto che negli ultimi decenni ha rappresentato lo “scrigno” del territorio. Perciò fa bene chi si appella alla volontà della popolazione che deve prevalere nell’adozione di questa o quell’altra scelta. La volontà del popolo come fattore di democrazia, di crescita, di autogoverno, di identità territoriale; oserei richiamare anche quello di giustizia rispetto alle prevaricazioni secolari che hanno relegato il nostro territorio a ruoli di marginalità e residualità.
La Provincia dell’Etruria, da costruire intorno a due assi, Civitavecchia e Viterbo, rappresenta l’esaltazione dei valori positivi che ho richiamato, corroborati dalla continuità territoriale in chiave produttiva, ambientale, storica. Per dirla tutta: anche per contare di più e meglio, per esaltare i valori dell’identità territoriale all’interno di una visione di governo e di una pratica amministrativa che non disperda più le intelligenze locali negli imbuti di un potere onnivoro e totalizzante. Evitiamo pertanto i diktat: non basta dire (o ripetere) come fa il sindaco che Civitavecchia “deve” stare con Roma: bisogna avere gli argomenti e, possibilmente, quelli giusti. Né si definisca progressista chi sta con Roma definendo conservatore chi vuole maggiore autonomia. Casomai si tratta di polarizzare i giudizi fra subalternità e autonomia, dove quest’ultima diventa progresso.
Fra gli argomenti c’è da annoverare il ruolo di un’Europa che vuole i territori omogenei, lungo i fattori che ho richiamato, sempre più liberi e autonomi nell’autogoverno dei propri destini. Perciò non localismo ma europeismo e mundialismo, se mi è consentito, anche lungo le tradizioni e attese del nostro porto.
Alessio Gatti – Rete dei Cittadini






