La strategia dello struzzo e l’urbanistica di Civitavecchia

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s. liborio2CIVITAVECCHIA – Nuovo appuntamento con la rubrica di approfondimento sul mondo dell’urbanistica a Civitavecchia avviata dal nostro giornale in collaborazione con l’Architetto Massimo Pantanelli, autore del blog “Forma e sostanza” http://www.forma-e-sostanza.blogspot.com/ Tema del suo intervento, questa settimana, la linea di confine tra interesse pubblico e privato nelle politiche urbanistiche adottate in questi anni dall’Amministrazione comunale.

<<Lo struzzo, secondo la credenza comune, nasconde la testa sotto la sabbia in caso di pericolo, sicuro di non subire il danno. In questo modo nell’Urbanistica i tecnici pubblici e privati non hanno fatto altro che considerare “ottimisticamente” ciò che poteva funzionare, dimenticando cosa non sarebbe potuto andare ed oggi l’esito è disastroso.
Anziché scoprire le diversità, le incompatibilità, si sceglie di prendere in considerazione soltanto gli aspetti positivi di una situazione.
I programmi politici parlano di Verde, parchi urbani, recupero di aree urbane, nuove cittadelle, rendendo tutto questo parte di una proposta di programma di governo per l’avvenire della nostra città. Al contrario qui e ora, la realtà ci racconta una storia chiara e semplice riferibile all’assenza di programmazione territoriale.
Il PRG e la sua attuazione perseguita nel rispetto delle norme tecniche che regolano l’edilizia e la pianificazione, offrirebbe ai nostri occhi un paesaggio urbano in perfetto equilibrio tra spazi pubblici e privati, con dotazione di aree a verde e servizi, il tutto senza costi pubblici ma a carico del privato, quindi gratis per il cittadino.
Nella normalità dello sviluppo urbanistico i costi pubblici vengono sostenuti dal privato, come corrispettivo della concessione ad edificare, per l’equilibrio tra pubblico e privato. Quanto offre Civitavecchia ai suoi abitanti sembra essere il risultato del massimo profitto del capitale privato, probabilmente a svantaggio della costituzione del patrimonio pubblico che sono i beni e la qualità della vita propri di ciascun abitante.
Non servono miracoli ma solo una corretta amministrazione pubblica ed un atteggiamento del professionista rispettoso delle norme deontologiche del proprio ordinamento.
Negli ultimi cinque anni, l’Amministrazione uscente ha partorito molteplici strumenti urbanistici attuativi figli delle regole del gioco, ci si chiede se estranee alla normativa vigente, che essa stessa si è data. Le responsabilità non sono esclusivamente della politica. I progettisti, le imprese, gli uffici talvolta si rivelano i corresponsabili degli effetti negativi.
Da un lato troviamo le persone che accettano per interessi di lavoro i rapporti con individui e situazioni che in alcuni casi appaiono sostanzialmente incompatibili. Dall’altro lato incontriamo, come per la Marina ed il Mercato, procedure in difformità della normativa paesaggistica, oppure la variante generale adottata non nei termini di legge e i piani attuativi adottati non in conformità alle normative vigenti ma a quelle che saranno approvate, “se” saranno approvate.
Si scrivono le regole che avranno valore solo in seguito, eppure a queste “non-norme” già si adeguano gli strumenti urbanistici che a loro volta dovranno essere approvati, creando una emulazione del mondo azionistico dei “futures”. Le aree fittiziamente trasformate in edificabili rappresentano un valore mobiliare suscettibile di essere trasferito in modo immediato.
Il territorio viene trattato come “pacchetto azionario” della Civitavecchia Spa, lo scopo è di incrementare al massimo il valore delle aree per poi immetterle nel mercato con il massimo profitto. L’intera procedura rimane viziata dal cambio di destinazione d’uso da considerarsi sempre e solo su previsioni di trasformazione e non sull’attuale valore del suolo. Gli acquirenti o coloro che hanno investito capitali, per lo sviluppo ad esempio dei programmi integrati e per i Piani di Zona, lo hanno fatto su terreni virtuali e possano rischiare di perdere tutto analogamente a quanto capitato a chi aveva i propri investimenti nei prodotti derivati.
La strategia dello struzzo fa sì che la politica, di fronte al massacro del territorio, alla rapina degli spazi pubblici e alla città resa invivibile, si preoccupi di preservare i guadagni economici attraverso il ricatto della crisi economica. In questo modo si compie l’errore storico di “fare finta di niente”, di non riconoscere che è il patrimonio pubblico in perdita ed in svendita. Al contrario si valuta come unica soluzione la costruzione di altro cemento se non la trasformazione dei suoli agricoli in edificabili invece di creare lavoro per dotare la città dei servizi al cittadino. Il bene comune è intangibile, il bene privato è invece immediatamente trasformabile in merce di scambio. Il bene pubblico soccombe al profitto privato in quanto la Civitavecchia Spa è una macchina creata per la svendita della nostra città>>.

Architetto Massimo Pantanelli – http://www.forma-e-sostanza.blogspot.com/