La corsa alla Casa bianca ora si fa incerta

obamaLa corsa per la Casa Bianca come tutti sanno non è mai scontata, vuoi perché quando si mettono in moto il Partito Democratico e quello Repubblicano e tutto il loro gigantesco apparato logistico e lobbistico i colpi sono solo da ko e basta un errore pur minimo a determinare l’esito finale, vuoi perché candidati che escono dalle primarie rappresentano sempre un movimento popolare che si è aggregato attorno a loro (e parimenti i presidenti uscenti hanno il loro bel passare all’incasso elettorale dopo quattro anni). Fatto sta che a memoria di elettore le partite per Washington hanno sempre presentato derby durissimi.
La tornata di quest’anno non fa eccezione e come spesso accade alla fine dell’estate vede come per magia i due contendenti appaiati nei sondaggi lanciarsi nella tremenda volata finale. A luglio Barack Obama era in vantaggio di circa sette punti percentuali secondo i più autorevoli sondaggi e portava a casa quasi tutti gli stati chiave per la vittoria finale; il gup doveva rassegnarsi ad altri quattro anni di opposizione, la favola del primo presidente nero degli Stati uniti d’America manteneva, seppur sbiadita dal tempo, ancora la magia del suo racconto.
Le ultime rilevazioni, a distanza di un mese raccontano un’altra storia: Obama è in vantaggio nell’Ohio ma Mitt Romney riduce lo svantaggio in altri due Stati chiave per la corsa alla Casa Bianca: la Florida e il Wisconsin. Secondo gli ultimi sondaggi sulla sfida del 6 novembre, diffusi da Quinnipiac University/CBS News/New York Times, il presidente americano mantiene sei punti di vantaggio nell’Ohio, dove è dato al 50%, contro il 44% dello sfidante repubblicano.
Ma in Florida, che generalmente incorona il vincitore finale, è testa a testa, con Obama al 49% (2 punti in meno rispetto al 51% del mese scorso) e l’ex governatore del Massachusetts al 46%. Un dato importante. Nel Wisconsin, stato del candidato repubblicano alla vicepresidenza Paul Ryan, recentemente scelto da Romney, il vantaggio di Obama si è ridotto a due punti: 49% contro 47%, sei punti in meno rispetto ai sondaggi di luglio.
La scelta di Ryan è sembrata secondo gli analisti la vera chiave di volta per questa rimonta estiva del milionario mormone. Romney infatti, in un’America segnata ancora dalla crisi, dove lo spettro della disoccupazione ha superato quello di Al Qaeda, annaspava, con la sua malcelata ricchezza, il rifiuto imbarazzato di presentare agli elettori lo stato patrimoniale e un’anagrafe impietosa rispetto all’avversario. Ryan è giovane, austero, sobrio e preparato, le sue ricette economiche sono le stesse di Romney, ma nella civiltà dell’homo videns questo passa in secondo piano.
Il 6 novembre sapremo tutta la verità, nel frattempo i sondaggi di agosto pareggiano quelli di luglio. Che la sfida continui.

Simone Pazzaglia