CIVITAVECCHIA – Quotidianamente i giornali e le televisioni entrano nelle case con immagini fatte di morte, a testimonianza di guerre e di tessuti sociali lacerati, provenienti anche da paesi vicini a noi, creando in ciascuno una sorta di abitudine al dolore e alla sofferenza dell’altro. Per proteggerci da questi vissuti, allora, creiamo delle barriere mentali d’indifferenza nel timore che nel futuro possa capitare anche a noi.
Ma a ben guardare, ci sono persone che soffrono e si trovano nella miseria assoluta, anche nella nostra realtà quotidiana, di cui talvolta se ne avverte la presenza quando, dall’interno degli abitacoli delle nostre macchine oppure all’uscita di un supermercato, qualcuno ti chiede l’elemosina provocandoci irritazione e paura.
Per fortuna ci sono delle persone coraggiose e volenterose che offrono un po’ del loro tempo per dare aiuto anche ai numerosi “qualcuno” che cercano di sopravvivere in mezzo a noi e nella più generale indifferenza. Queste persone sono i volontari. Per dare voce e visibilità ai poveri che popolano la nostra città, dedichiamo questa puntata di “Grandandolo” ai volontari della Comunità di S. Egidio di Civitavecchia per far sapere anche quanto è preziosa e utile la loro attività. Con loro abbiamo trascorso una notte insieme, documentando da vicino il loro lavoro.
Sono le ore 20,30. Alla fine della preghiera i volontari della Comunità di S. Egidio di Civitavecchia, come ogni martedì, si organizzano per portare del cibo ai numerosi senza tetto della città e dintorni. E’ notte , l’aria è fresca, tira vento, si preannuncia la pioggia, nonostante ciò i volontari della nostra squadra, di cui Valeria fa parte. In questa occasione ci conduce sui passi dei cosiddetti invisibili: persone italiane e straniere di varia nazionalità, anche estranee alla Comunità europea, che vivono in condizioni di assoluta indigenza, generalmente, perché hanno perso il lavoro e non hanno mezzi o parenti capaci di sostenerli o per problemi di salute mentale.
L’amore di Valeria per questo servizio di volontariato a favore dei poveri e degli ultimi della società è sincero così come quello degli altri due suoi compagni, Ernesto e Lidia, che ci hanno accompagnati per tutta la serata. Prima tappa della nostra escursione, in direzione Pantano nelle vicinanze della chiesa della Madonnina, appena fuori Civitavecchia, è alla ricerca di una donna italiana che vive all’aperto, per scelta. Talvolta trova riparo presso un altro invisibile, uno straniero senza fissa dimora, in un piccolo rifugio fatto di cartoni e lamiere. Alla vista dei volontari, a loro ben conosciuti, queste persone si avvicinano con il sorriso, che i volontari ricambiano non solo con il cibo ma soprattutto con il cuore, con la loro vicinanza e con l’empatia che ogni essere umano dovrebbe provare nei confronti di un altro, specialmente in tali condizioni.
Dopo un caloroso scambio di battute, che servono ai volontari per capire anche Il loro stato di salute, ripartiamo in macchina. Questa volta in direzione Civitavecchia in zona limitrofa. Anche qui stesso scenario di emarginazione e solitudine. All’interno di una piccola radura, un grande manufatto abbandonato si presenta ai nostri occhi, privo delle più normali condizioni di abitabilità, ove stavolta, quattro persone trovano rifugio e riparo; magari da coloro che possano approfittare di questa situazione di vulnerabilità.
E’ interessante notare come gli esseri umani, comunque, anche in tali condizioni cerchino di ricreare un’abitazione quanto più vicina a ciò che si è lasciato. Nel buio della notte in quest’ambiente così inospitale, scorgiamo un tavolino, una sedia, dei giacigli per dormire, improvvisati appendiabiti alle pareti. Eppure, nonostante tutto, queste persone non hanno perso la dignità e il decoro per loro stessi e il luogo desolante che li ospita. Felice dei pasti caldi preparati dai volontari, l’uomo di mezza età che ci ha accolto, ci parla di sé e dei lavoretti che è riuscito a portare a termine in giornata, della speranza di trovarne altro per essere di aiuto alla sua famiglia lontana.
Ci congediamo anche da loro e ci dirigiamo nel centro città. Lo scenario cambia: due uomini stranieri dall’apparenza giovani ci dicono che dormono sulle panchine perché non hanno un altro posto dove andare. Valeria ci riferisce, infatti, che da un po’ di tempo è stato chiuso un ostello a Civitavecchia, in cui trovavano riparo quattro uomini e quattro donne; posti letto, messi a disposizione per la notte e comunque fino alle nove circa del giorno seguente. Lamentano i volontari che, ora, queste persone sono costrette a rimanere all’aperto ed essere sottoposte ai rigori delle stagioni. Pertanto, aggiungono, si potrebbe rimediare con vecchie roulotte dismesse, da adattare in efficaci ricoveri per la notte.
Il nostro giro con Ernesto, Lidia e Valeria è terminato, come pure i pasti di questa sera… (foto di Orazio Di Mauro)










