Egitto: Mubarak condannato all’ergastolo

mubarakMancano meno di due settimane al voto del ballottaggio che sancirà definitivamente l’inizio dell’era Mubarak in Egitto ed è arrivato il momento di fare inequivocabilmente i conti col recente passato per il popolo delle piramidi.
“Il popolo egiziano si è svegliato il 25 gennaio 2011 sperando di poter respirare aria fresca dopo trent’anni di profondissima oscurità” ha detto il giudice Ahmed Refaat a una corte silenziosissima definendo “una data storica” il 3 agosto 2011, giorno d’inizio del processo a Mubarak.
Alla lettura della sentenza, nell’aula bunker del blindatissimo tribunale del Cairo, le centinaia di persone radunate all’esterno sin dal primo mattino sono esplose in un urlo liberatorio che è virtualmente rimbalzato sul web con una raffica di tweet.
La sentenza del 2 giugno 2012 è a suo modo storica, perché Mubarak è il primo capo di uno Stato arabo che sia mai stato processato e condannato da un tribunale del suo popolo. Anche l’accusa è fortemente simbolica: complicità nell’uccisione di 850 manifestanti durante la rivolta che, lo scorso anno, lo costrinse alla fine a lasciare il potere. Era accusato anche di corruzione, così come i suoi figli, Alaa e Gamal, assolti insieme a lui per questo capo d’imputazione, caduto in prescrizione.
L’accusa aveva chiesto per lui la pena di morte. La sentenza di prescrizione per i reati di corruzione e abuso di potere di Hosni Mubarak e dei suoi due figli ha scatenato violente contestazioni all’interno dell’aula bunker dell’Accademia di Polizia. Gli avvocati dell’accusa sono saliti sui tavoli del tribunale scandendo gli slogan “fuori, fuori” e “il popolo vuole che la magistratura sia ripulita”.
I Fratelli musulmani, prima forza politica in Egitto, si sono detti “scioccati” dall’esito del processo che viene definito dal loro candidato alle presidenziali, Mohammed Morsi, una “farsa”. Al contempo hanno invitato a scendere in piazza per manifestare contro l’assoluzione dei sei responsabili della sicurezza al ministero dell’Interno, scagionati da ogni responsabilità.
Per questo motivo i dirigenti della formazione islamica hanno fatto sapere che sospenderanno la campagna elettorale per il ballottaggio delle presidenziali e si uniranno a quanti già stanno affollando piazza Tahir, simbolo della primavera araba e della lotta al regime di Mubarak, per contestare il verdetto.