“Così hanno cercato di corromperci per far approvare il Piano Integrato”

409

consiglio comunale cerveteriCERVETERI – E’ un racconto deflagrante quello che l’ex Assessore Alessio Pascucci sulla vicenda giudiziaria che ha sconvolto la politica di Cerveteri, portando lo scorso novembre all’arresto di 4 persone e all’inquisizione di altre 11 per l’ormai famosa approvazione del Piano integrato che prevedeva la realizzazione di una scuola in cambio di edilizia commerciale e residenziale ad un privato. Pascucci rivela infatti il tentativo di corruzione subito, secondo la sua versione, da lui e dai Consiglieri dei Governo civico da parte di un professionista locale per l’approvazione dell’atto, rivelando particolari clamorosi e fino ad oggi sconosciuti sulla vicenda.

“Pochissimi giorni prima del consiglio comunale, in data 12/04/2011, ricevo una telefonata da un noto professionista di Cerveteri che mi dice di volermi incontrare urgentemente di persona. Viene a trovarmi mezz’ora dopo presso la mia abitazione. Egli mi dice che rappresenta la società che ha fatto la proposta di urbanistica contrattata all’Ordine del Giorno del consiglio comunale del 15/04. Dopo avermi spiegato di nuovo la proposta, mi dice che la società aveva calcolato a budget anche dei costi ulteriori per i diversi “step” che l’atto avrebbe dovuto fare in consiglio. Egli sa che ci sono in aula, all’epoca dei fatti, 4 consiglieri che fanno riferimento a me e mi chiede di farli votare positivamente. Senza nessun giro di parole mi dice che, qualora i suddetti consiglieri avessero votato favorevolmente, mi avrebbe riconosciuto 75.000 euro per voto (per un totale di 300.000 euro) oltre a un premio di 75.000 euro in più per il mio lavoro (corrisposti soltanto nel caso in cui il progetto non avesse subito dei peggioramenti).
Ad una mia richiesta di spiegazioni su cosa volesse dire “peggioramento”, l’uomo mi risponde che, per esempio, si intende come peggioramento del progetto la richiesta da parte del comune di una contropartita più consistente, nel caso specifico, di una scuola più grande o più costosa di quella contenuta nella proposta, in cambio della medesima cubatura. Ovviamente mi spiega che i soldi non sono riferiti al solo voto del consiglio comunale successivo, ma a tutto l’iter (che prevedeva alcuni passaggi in consiglio comunale, l’invio dell’atto in Regione e l’approvazione definitiva dopo il suo ritorno). In quell’occasione mi chiede anche se, a mio avviso la cifra fosse congrua. Appena questa persona lascia la mia abitazione, convoco subito i consiglieri comunali Alessandro Gazzella, Mauro Porro e Lorenzo Croci, l’ex assessore Matteo Luchetti, Claudio Nucci (coordinatore del gruppo) e il nostro avvocato Marco Terracciano. Raccontato l’accaduto, e unanimemente concordi su quanto era da fare, decidiamo di recarci la mattina successiva presso la Procura di Civitavecchia per fare denuncia.
Siamo subito ricevuti dal Procuratore il quale ci mette in contatto con la Compagnia dei Carabinieri di Civitavecchia per la denuncia querela. Da quel momento ci affidiamo completamente alle forze dell’ordine. Nei giorni successivi, prima del consiglio, altri esponenti della politica cerveterana (tutti poi raggiunti da avviso di garanzia), si recano presso la mia abitazione per perorare la causa. Anche il professionista torna.
Gli incontri con “la cricca” proseguono, il tutto strettamente seguito dalle Forze dell’Ordine. Nel corso di questi incontri mi viene spiegato che anche altri consiglieri comunali erano coinvolti nell’operazione e che c’era una macchina ben organizzata fatta di persone che contattavano i consiglieri, che facevano pressioni sui tecnici comunali e così via. Mi veniva anche fatto osservare come quella fosse la prassi nel nostro comune. Addirittura, a riprova di questo, sono stati fatti altri esempi di procedimenti che avevano seguito la stessa “procedura”. Il tutto mi viene raccontato con una naturalezza disarmante, senza nessun giro di parole. In questi incontri mi viene spiegato dai vari interlocutori, e non più solo dal primo uomo, come fosse già pronta un’altra operazione simile riguardante gli stessi imprenditori. Il meccanismo appare chiaramente ben oliato e sperimentato.
I nostri 3 consiglieri hanno votato l’atto in aula, comunicandolo precedentemente agli inquirenti. Successivamente al voto, il professionista è tornato per ben due volte a farmi visita nella mia abitazione: il giorno 23/04/2011 e il giorno 14/06/2011. In entrambi i casi mi ha consegnato una busta contenente 15.000 euro in banconote da 500 euro. Gli incontri sono stati videoregistrati e le forze dell’ordine, al corrente degli scambi, sono intervenute immediatamente per sequestrare il denaro. Le forze dell’ordine hanno anche avuto accesso al materiale video e per tanto sono al corrente di ogni minimo movimento compiuto nell’esecuzione dell’atto di corruzione. Per essere chiari: nessuno ha mai toccato le buste e abbiamo appreso del loro contenuto soltanto quando i carabinieri sono entrati in casa per il sequestro e le hanno aperte.
Fino all’emissione degli avvisi di garanzia (novembre 2011), nessuno di noi, coinvolti in questa collaborazione con gli inquirenti, ha condiviso alcuna informazione con terze persone, neppure con le più intime. Un po’ per delusione su quanto avevamo appresa sul sistema politico ceretano, ma soprattutto per necessità legate alle indagini, abbiamo deciso di diminuire la nostra attività politica. Il movimento si è riunito molto più sporadicamente e anche le uscite sulla stampa sono state ridotte. Questo anche perché era difficile spiegare la nostra condotta in aula ai nostri sostenitori. Un silenzio incomprensibile e politicamente dannoso per il movimento civico. Soltanto dopo l’arrivo degli avvisi di garanzia abbiamo deciso di condividere l’informazione con il nostro Direttivo (costituito da ulteriori 6 persone). In quei giorni ho parlato della vicenda anche ad Antonio di Pietro, figura storica della lotta alla corruzione, con il quale condivido un rapporto dovuto a diverse collaborazioni avute in questi anni. Di Pietro si è subito attivato offrendosi di difenderci nella costituzione come parte lesa nel processo. Il 23 dicembre 2011 io, Matteo Luchetti, Alessandro Gazzella, Lorenzo Croci e Mauro Porro in proprio, nonché in rappresentanza di Governo Civico, abbiamo depositato presso il Tribunale di Civitavecchia la nomina degli avvocati Antonio Di Pietro e Marco Terracciano come nostri legali rappresentanti chiedendo contestualmente la costituzione di parte civile.
Perchè dire no a una tangente? La risposta è scontata e unica per me come per tutti gli altri ragazzi coinvolti in questa vicenda: esiste la Costituzione della Repubblica e noi la rispettiamo. E oltre alla Legge dello Stato c’è in noi, ogni giorno più forte, una legge morale imperativa e categorica. È questa che ci fa distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è. Ed è questa legge che non ti permette neanche di prendere in considerazione l’ipotesi di accettare una mazzetta. Ci tengo a precisare che quando ho informato gli altri del gruppo su quanto era successo, subito dopo la proposta di corruzione, tutti e dico tutti hanno saputo immediatamente quale sarebbe dovuta essere l’unica cosa giusta da fare. Tutti quei soldi potrebbero risolvere tanti problemi, per dei cittadini normalissimi come siamo noi, ma nessuno di noi ha mai pensato per un solo istante di toccare quelle tangenti.
Certo, non posso negare che le ripetute e continue minacce che ci sono pervenute nel corso delle ultime settimane, ci hanno infastidito. Sappiamo che gli inquisiti sono al corrente della verità e del ruolo da noi giocato. In questi giorni di pre-campagna elettorale, c’è chi è andato da nostri amici e spesso anche da alcuni di noi direttamente a riferirci di stare attenti ad uscire da soli la notte, di verificare bene dove parcheggiavamo la automobili, ci hanno ricordato che uno degli indagati è campione di tiro, ci hanno detto che gli inquisiti hanno amici e parenti e che in situazioni come queste non si sa mai. Ad un nostro carissimo amico, oggi candidato in una delle liste a mio sostegno, qualcuno ha anche fatto notare che gestisce un locale pubblico e che sarebbe stato meglio che non si candidasse. Senza contare le continue storie sui dossier che starebbero preparando su di noi per infangarci. Lo ripeto: non ci fanno paura, anzi più fanno così e più capiamo di essere sulla buona strada.
Fino ad oggi, visti i vincoli di segretezza che ci impedivano di raccontare la nostra storia, pochi cittadini sono stati messi al corrente di quanto è successo. La notizia, però, soprattutto nelle ultime settimane, è trapelata. E la risposta di tutti quelli che hanno saputo è stata la stessa e credo di poterla riassumere nelle parole che ieri due cittadini di Valcanneto, che non conoscevo, mi hanno rivolto durante la manifestazione contro l’inceneritore. Mi hanno detto: “Grazie, ci avete ridato speranza. E torneremo a votare”.