CIVITAVECCHIA – Il cittadino mediamente informato ha visto le vicende politiche italiane di questi ultimi tempi assumere i contorni di una lotta senza esclusione di colpi di tutti contro tutti, che si alimenta di una demonizzazione reciproca. Gradualmente in assenza di riforme del sistema la situazione economica e finanziaria è precipitata e i rapporti di forza tra i partiti politici si sono alterati. Il governo ha perso la maggioranza, il Premier ha annunciato e poi rassegnato le proprie dimissioni. Il Capo dello Stato ha ritenuto di salvare in extremis la situazione promuovendo un governo tecnico – dei banchieri o dei bocconiani – avente il compito di effettuare le operazioni di emergenza e le riforme strutturali che i politici hanno omesso di adottare. La soluzione tecnica viene accolta dalle varie forze politiche con accettazioni, riserve o aperte opposizioni dal retrogusto poco autentico. Nel Paese non c’è più una guida. Se resta il riferimento soprattutto morale del Capo dello Stato, in pratica si è alla mercè di decisioni imposte dall’Unione Europea che controlla l’operato di un governo tecnico in fase di composizione.
A nostro avviso chi vede le cose in questo modo non sbaglia; vede giusto. E d’altro canto noi stessi, come movimento politico, abbiamo sempre sottolineato che la storica mancanza di un’etica pubblica nella conduzione dell’attività politica unita all’insufficienza della dimensione culturale conduce ad una continua irriducibile contrapposizione, alle più impensabili manifestazioni di odio, alla violenza verbale, al muro contro muro su ogni tentativo di provvedimento. La politica, che predica la solidarietà ma pratica l’intolleranza, che declama la pattocrazia e la smentisce immediatamente, continua ad essere praticata all’insegna della massima divisione, nonostante i ripetuti e i più autorevoli richiami al dialogo, al senso di responsabilità. La politica si manifesta totalmente incapace di perseguire obiettivi comuni, di interpretare il senso dell’utilità sociale, di vedere l’interesse generale. Non comprende quale debba essere il corretto rapporto tra maggioranza e minoranza, per cui ottiene il risultato di un governo che “sgoverna” e di un’opposizione non abbastanza credibile, in cui la sinistra liberale non decolla, tentata com’è di dare la “spallata” finale a chi governa. Che invece di costruire sente il dovere di alimentare l’insoddisfazione e l’odio, con i risultati che si vedono, dato il tipo di contestazione e gli insulti rivolti contro un Premier dimissionario che, al di là dei giudizi per la sua condotta politica e privata, deve essere trattato civilmente come chiunque.
Ora è anche vero che quanto sta accadendo è una conseguenza di una forma tanto esasperata di capitalismo finanziario che pare dar ragione a Marx che profetizzava la caduta dello stesso sotto il peso delle sue ingiustizie e contraddizioni che comporta. Tanto che siamo a un punto di svolta, nel quale va facendosi strada – anche su pressione della Chiesa – la convinzione che sia necessario istituire un’autorità pubblica mondiale che regoli il sistema finanziario e monetario internazionale introducendovi un minimo di considerazione per i principi etici e del perseguimento del bene comune, dato il disastro procurato dal Fondo monetario internazionale e dalla Banca mondiale, i due organismi creati con gli accordi di Bretton Woods che risalgono nientemeno che al 1944.
Ma non si capisce che cosa si aspetti la politica da un simile esperimento di governo tecnico. Se non si va presto al voto e non ci si autoriforma non se ne farà nulla. Deve cambiare il modo di fare politica senza demandare ai tecnocrati il “lavoro sporco”, gli immancabili sacrifici e le rinunce per le famiglie che non saranno così riconducibili ai Partiti che ne usciranno indenni e pronti a rigareggiare.
Il Consiglio direttivo del Polo civico






