“Governo tecnico, quale impatto sulle infrastrutture?”

CIVITAVECCHIA – Tra proteste e scelte impopolari prosegue il cammino del Governo tecnico diretto a sollevare il nostro Paese dallo stato di crisi che lo attanaglia basandosi sui noti tre pilastri, uno dei quali, lo sviluppo, è suscettibile di rivestire un ruolo determinante.  Un processo difficile da rimettere in moto quello relativo alla crescita, per il ritardo con cui è stato percepito uno stato di crescente difficoltà economica e finanziaria che si prospetta ora dalle dimensioni epocali e su cui la politica, dimentica delle sue colpe, ora accentra le critiche più nefaste e generalizzate.
Civitavecchia deve porre particolare attenzione all’andamento di questo momento cruciale della vita nazionale in quanto può rimetterci o guadagnarci più degli altri, a seconda di come sarà capace di giocare la carta del potenziamento delle infrastrutture viarie, ferroviarie e aeree.
Il ministro Passera ha varato un vero e proprio piano per lo sviluppo nazionale e assicurato di voler attingere ai fondi europei ancora recuperabili per investirli in infrastrutture, reti digitali e scuole. Di voler intervenire sul CIPE – l’organismo di programmazione economica – per rendere cantierabili ulteriori grandi opere infrastrutturali, alcune delle quali anche menzionate dalla stampa, in aggiunta a quelle recentemente sbloccate per un ammontare di 12,5 MLD. In ciò seguendo l’esempio concreto della Spagna. Ha assicurato un’intesa costante con i colleghi preposti a  sviluppo, coesione e istruzione. Il che appare un approccio indubbiamente positivo.
Ma gli intendimenti e le mosse iniziali sono una cosa, il perseguimento costante di un obiettivo un’altra.
Ora, in tema di infradtrutture, la nostra città ha il problema di controllare l’andamento dei lavori di completamento del cosiddetto corridoio tirrenico e della trasversale per Orte – dove come si sa è entrato finalmente in funzione l’interporto – e di perorare la causa del “terzo aeroporto” laziale, la cui localizzazione che noi vorremmo a Tarquinia, è ancora incerta e dipende d’altronde dall’idoneità dei collegamenti via terra.
Civitavecchia deve sapere con certezza se il nuovo esecutivo si adopererà per incidere in positivo sul finanziamento e sull’iter procedurale delle dette opere. E data l’importanza del tema non può  semplicemente attendere che le decisioni ci piovano dall’alto, ma deve possibilmente influire perché siano tempestive e vantaggiose: predisporre quanto occorre per utilizzare le opportunità che ne verranno attraverso un’azione di graduale riqualificazione e ammodernamento strutturale della città. Stare al passo con i tempi sotto l’aspetto delle comunicazioni potrà essere un fatto assolutamente significativo ai fini del potenziamento di ogni attività economica e dell’incremento dell’occupazione, anche nel comprensorio.
Purchè siano queste le intenzioni ed anzi le scommesse della nostra classe politica e non invece le astiose contrapposizioni di parte che a nulla conducono se non ad uno screditamento generale della funzione di governo del territorio. Se non si cambia registro a poco varranno i piani per realizzare la piattaforma logistica, gli accordi stabiliti da port Authority con altri stati e scali del Mediterraneo e i protocolli d’intesa con il Comune sui temi più vari, se di fatto in sede locale mancherà la spinta necessaria per raggiungere il risultato che più sta a cuore alla città, che  consiste nell’eliminazione della strozzatura procuratale dalla inadeguatezza delle vie di  comunicazione.

Il Consiglio direttivo del Polo civico