CIVITAVECCHIA – Che cosa può fare Civitavecchia nella circostanza di questa crisi economico-finanziaria globale ? Subire passivamente le conseguenze dell’andamento sfavorevole dei mercati in attesa di tempi migliori, e in particolare che le decisioni degli organi nazionali e internazionali producano gli sperati miglioramenti – peraltro al momento poco probabili – o piuttosto attrezzarsi per evitare il peggio ?
Il dilemma è a nostro avviso un falso dilemma da tramutare immediatamente in un imperativo categorico: cogliere l’occasione di ciò che sta avvenendo per sottoporre a severa critica ogni e qualsiasi aspetto del nostro vivere in ambito sociale e in dimensione individuale per introdurvi elementi di radicale cambiamento. Il solo modo possibile per contrastare l’annunciata recessione e promuovere l’auspicato sviluppo.
A questo punto riteniamo non inutile ricordare che in questi ultimi anni il sistema Italia è stato caratterizzato da un crescendo di divisioni interne di carattere politico e sociale, rivelatesi alla prova dei fatti così forti da essere assolutamente incompatibili. E siamo certi che la conflittualità conseguente ne ha prodotto la massima esposizione al morso della crisi e l’evidente cedimento strutturale. Ed è sotto gli occhi di tutti che mentre molte località di piccole e grandi dimensioni risultano fornite di quel tanto di coesione e unità d’intenti che permette loro di confrontarsi con la crisi senza eccessive remissioni, Civitavecchia appare immersa nello stesso clima di difficoltà e incertezza che vive la generalità del Paese, impaniata com’è nelle beghe e nella irresolutezza di sempre. Ancorata a un passato di guerra totale tra forze politiche e sociali, anche circa l’acquisizione/rifiuto di progetti e risorse finanziarie che erano destinate allo sviluppo di settori vitali dell’economia locale, che faceva pagare alla collettività, e ai giovani in particolare, il prezzo del procurato sottosviluppo..
E invece, nella situazione occorre che ogni organismo (di natura politica, amministrativa, sociale, religiosa, culturale, economica, ecc.) si tramuti in centro propulsore dello sviluppo cittadino. E lanci quei messaggi di impegno e di coesione che sinora sono mancati. Nella convinzione che tanto più ci si tutela contro le avversità del futuro quanto più nel nostro agire quotidiano si mettono a frutto tutte le possibilità di crescita.
Ma per far ciò gli organismi di natura pubblica e privata debbono acquisire maggiore credibilità e incisività, funzionando in modo diverso: le riunioni interne e i confronti tra enti e istituzioni debbono tramutarsi in vere e proprie occasioni di incontro volte ad elaborare nuove tesi, liberare energie, preparare i giovani a capire la complessità della vita pubblica in vista di un naturale turnover, interpellare i cittadini sulle loro proposte di intervento, generare non solo coinvolgimento ma fiducia e addirittura entusiasmo. Andare oltre il concetto di tolleranza delle altrui opinioni per sposare quello di arricchimento delle proprie.
In questa nostra società, dove le sedi di discussione e di decisione sono tante, è indispensabile che si operi nel rispetto dei rispettivi ruoli e funzioni, facendo la necessaria distinzione tra criteri generali e decisioni specifiche, senza mai derogare dagli argomenti in discussione. Questa città ha le energie e competenze che servono per migliorarsi e superare il difficile momento che attraversa. Occorre però che le convogli nella giusta direzione.
Il Consiglio direttivo del Polo civico






