Cristina Comencini, Fabio de Luigi, la coppia Biggio e Mandelli: sono alcuni dei nomi che troverete nei cartelloni delle sale cinematografiche a partire da questo weekend. Continua a dominare la commedia – urge leggerezza in questi tempi di crisi: e che sia commedia rosa o ‘zeligata’ demenziale, quell’ora e mezzo di godimento scacciapensieri è comunque garantito. In “La peggiore settimana della mia vita” (a Tarquinia), opera prima di Alessandro Genovesi, già sceneggiatore di “Happy Family” di Salvatores – Fabio de Luigi e Cristiana Capotondi (alias Paolo e Margherita) prossimi al matrimonio, sono coinvolti loro malgrado in un vortice di situazioni paradossali per colpa dell’enclave di “parenti serpenti” che li circonda. Tra spasimanti emersi dal nulla e testimoni di nozze imbranati, tutto sembra minare alla felicità dei futuri sposini. Perché andare a vederlo? Forse per il talento comico, che oscilla con grande equilibrio tra il demenziale e il sofisticato, di De Luigi, attore mutuato dalla televisione ma di indubbio talento anche al cinema. Oppure per la curiosità di assistere alla prima prova di un regista che, almeno sulla carta, si propone di coniugare ad un soggetto brioso e garbato da commedia classica americana il parossismo corrosivo già visto in “Happy Family”. Per chi invece preferisce la risata tout court c’è sempre “I Soliti Idioti” (doppia proiezione a Civitavecchia e Tarquinia), nuova commediona in cerca di incassi che vede protagonisti il duo Nongio e Biggio, star del piccolo schermo alla prima prova insieme sul grande schermo. Per il loro approdo al cinema, il duo di MTV decide di recuperare i personaggi di un loro noto Sketch, “Father & Son” che vede al centro delle gag un padre e un figlio (Ruggero e Gianluca), esponenti di una capitalistica e “cafona” borghesia romana. Nel film a tormentare il padre Ruggero sono le nozze imminenti del figlio, decisamente più colto, con una anti-top model che preferisce la cultura al botulino. Determinato a mettere i bastoni tra le ruote alla coppietta, Ruggero scommette con un altro imprenditore che riuscirà a combinare per il figlio una tresca con una attraente testimonial di biancheria intima. Sarà disposto ovviamente a tutto pur di vincere. Riusciranno Biggio e Mandelli a trasferire la comicità frammentata delle loro gag nella complessità drammaturgica di un lungometraggio? Quel che è certo è che da un lato il cast, dall’altro il genere nonsense trasferito al cinema (già portato avanti negli ultimi anni dai vari Mr.Bean e Borat- Sasha Baron Cohen) preannunciano un probabile successo. Per chi ha poca voglia di ridere e preferisce crogiolarsi in storie dall’alto coefficiente drammatico, il cinema italiano risponde con “Quando la Notte” opera firmata da Cristina Comencini e tratta dal suo omonimo romanzo. Non è la prima volta che la Comencini porta al cinema un’opera scritta di suo pugno – ricordate “La Bestia nel Cuore”, forse la sua opera migliore, e il recente “Due Partite” tratto da una sua piéce teatrale- questa volta a passare sotto la sua ‘lente delle emozioni’ sono Marina (interpretata da Claudia Pandolfi) – giovane mamma che si reca in una isolata baita di montagna a trascorrere le vacanze con il suo piccolo – e Manfred (Filippo Timi), ombrosa e misteriosa guida alpina della zona. Un enorme mistero sembra aleggiare nelle grida notturne del bimbo, nella tristezza di Marina e nei silenzi di Manfred che una notte sfonda la porta della baita come se sapesse cosa fare per soccorrere il piccolo in lacrime. La risoluzione del mistero è un viaggio, mai nella poetica della Comencini piacevole, alla scoperta di sé stessi attraverso l’altro. Un altro che costringe a guardarsi dentro,facendo emergere scioccanti rivelazioni. Ci auguriamo che il film, in programmazione a Tarquinia, riesca a restituire quella tensione emotiva che nel libro si respira pagina dopo pagina, e che la sceneggiatura – firmata Doriana Leondeff- non si rifugi nel mèlo ma mantenga quella commistione di genere che è tratto distintivo della Comencini autrice e regista.
Francesca Montanino






