Tra ritorni annunciati, adrenalina e buoni sentimenti, al cinema c’è ancora spazio per il muto

the artistCIVITAVECCHIA – Le sale cinematografiche ci riservano, a partire dal weekend, una proposta davvero variegata; come spesso accade, il cinema è pronto a soddisfare i gusti di tutti. A partire dal cosiddetto ‘grande pubblico’ ovvero quella manciata di milioni di italiani che, appena due anni fa, avevano fatto schizzare in cima alle vette del botteghino una commedia nostrana (sebbene ripresa da un film francese) che raccontava con ironia e tinte colorite le insondabili e oramai incolmabili differenze tra nord e sud; tanto fu il suo successo, che “Benvenuti al Sud” si guadagnò il titolo di fenomeno italiano della stagione. Il regista Luca Miniero spera adesso di replicare il successo e insieme al suo affiatato cast (su tutti Claudio Bisio, Angela Finocchiaro e Alessandro Siani ) ripropone il format ‘rovesciato’: in “Benvenuti al Nord” (in sala a Tarquinia da venerdì 20) è infatti – come è facile immaginare – il postino campano Mattia (Siani) a ‘emigrare’ al nord, rincontrando così il vecchio amico Alberto Colombo (Bisio), alle prese con tutti i problemi di una Milano frenetica e alienante. Alberto è in crisi con la moglie (Finocchiario), e ovviamente ci penserà il casinista Mattia a ‘risolvere’ la situazione. Tra equivoci e situazioni grottesche, nel mirino di questa seconda puntata nei vizi e virtù della nostra variegata Italia c’è il Nord, con le sue manie, il suo ‘grigiume’ e il risotto allo zafferano. Speriamo solo che, come spesso capita ai sequel, anche il film di Miniero non cada nel ‘già visto’, giocando talmente d’azzardo con gli stereotipi da precipitarci con tutto il film. Chi però ne ha abbastanza di commedie all’italiana non si affligga: la risposta del cinema straniero arriva forte e chiara, lasciandoci l’imbarazzo della scelta. Così, per i patiti di suspense c’è ancora tempo per vedere quella che è stata definita la spy story dell’anno, alias “La Talpa”, tratto dal bestseller di John Le Carrè. In questa pellicola di Tomas Anderson, che si avvale di un cast straordinario su cui spiccano Gary Oldman, Colin Firth e Kathy Burke, tutto ruota intorno a una ‘talpa’ filosovietica, per scoprire la cui vera identità viene assunto George Smiley, ex braccio destro del capo dei servizi segreti inglesi. Un film dal ritmo incalzante, ottimamente recitato e diretto con gusto e sobrietà, da godere per tutti i suoi 127 minuti. Gli amanti dei buoni sentimenti – raccontati magari attraverso una bella storia che ha per protagonisti bambini e animali – possono ‘tuffarsi’nell’universo in 3d di “Winter il Delfino” di Charles Martin Smith: una storia sul potere dell’amicizia e sulla capacità di rinascere, un viaggio di formazione tutto ‘acquatico’ da non perdere. Agli amanti del film d’autore, magari delusi dalle proposte “di cassetta” che affollano i nostri cinema,  ci pensa una pellicola francese che, per originalità e poesia, ha già riscosso successi e premi tanto al Festival di Cannes quanto alla sua uscita nelle sale, e ora punta dritta agli Oscar. Che c’è di nuovo – verrebbe da chiedersi – nell’ennesimo biopic di finzione sulla vita di un’artista, questa volta un divo del cinema muto che risponde al nome di George Valentin? Niente, se non fosse che in “The Artist” ad essere omaggiato è il cinema stesso, in quell’epoca d’oro in cui, alla fine degli anni ’20, si assiste al passaggio dal muto al sonoro. Il regista Michel Hazanavicious, supportato dalla splendida fotografia in bianco e nero di Guillaume Schiffman e dalle musiche di Ludovic Bource, racconta dell’ascesa e del declino di un’artista in una straordinaria ‘età di mezzo’ per l’arte cinematografica: quella in cui al dominio incontrastato dell’immagine si passa all’uso realistico e avanguardistico della parola. Con l’avvento sonoro, i divi del muto cadono nell’ombra e così è per George Valentin (interpretato da uno straordinario Jean Dujardin, Palma d’oro a Cannes). Nell’epoca del 3d e dei montaggi frenetici, dei vari stop motion e blue screen, Hazanavicious ci regala un ritorno al cinema delle origini, pieno di poesia e originalità. “The Artist” è un film muto che nemmeno per un istante ci fa rimpiangere il suono della parola a cui pure siamo tanti abituati: ha il valore poetico ed estetico di un atto di fede nel potere illusorio del grande schermo. Un’Emozione pura, da non perdere.

Francesca Montanino