“Salvate i dipinti di Raffaello”

CIVITAVECCHIA – Tarcisio De Paolis lancia un appello per salvare i dipinti raffaelleschi in Piazza Leandra. Lo fa all’indomani della visita di una delegazione di Ishinomaki nel suo appartamento dove hanno potuto ammirare gli affreschi a lungo rimasti nascosti nel cuore di Civitavecchia, rimanendo profondamente ammirati per la bellezza dei dipinti e la straordinarietà della loro storia. Presente nella delegazione il Sindaco Hiroshi Kameyama che, in mattinata, era stato preceduto nella visita anche dall’ambasciatore nipponico in Italia. Nel corso dell’incontro il Sig. De Paolis ha presentato la sua famiglia, provvedendo ad uno scambio dei doni ai delegati Giapponesi, e attraverso il supporto di due interpreti ha raccontato le vicende delle pittura, dalla scoperta, avvenuta 1972, ad oggi. Tutti gli ospiti sono rimasti compiaciuti e meravigliati di quanto presentato. Tuttavia, attraverso il traduttori Dottor Oka e Mrs. Yuko, molti dei delegati giapponesi si sono detti sorpresi del mancato completo recupero di pitture di così grande pregio e di sicuro interesse culturale, storico ed artistico per Civitavecchia, l’Italia e tutta l’Umanità.
“Ho fatto presente ai gentili ospiti – afferma De Paolis – che per ben 39 anni molti esperti dell’arte hanno avuto modo di apprezzare il pregio e il fascino dei dipinti, auspicandone l’immediato e completo recupero, ma nulla è stato fatto per molto tempo e tanto c’è ancora da fare. Recentemente (2011), solo il Professore Santamaria dell’Università della Tuscia di Viterbo, tecnico/diagnostico in Vaticano, venuto a conoscenza dei dipinti, aveva offerto un intervento di recupero attraverso la stessa Università. Oggi è possibile ammirare il risultato dei primi interventi eseguiti dagli studenti della Tuscia, ma ancora incompleti”. Ed è proprio questo il punto: al momento non sembrano esserci prospettive per interventi che portino a compimento il recupero degli affreschi raffaelleschi. “Mi auguro – conclude con un amaro sfogo De Paolis – da semplice pensionato, da soggetto senza fondi e le risorse per terminare autonomamente il restauro, che questo non si traduca come l’ennesima delusione per il mancato restauro di cui si dovranno sentire responsabili solo le istituzioni e gli organi competenti, locali, regionali e nazionali”.