Riprendono le visite a Castrum Novum, fortezza antico romana di 2300 anni fa

413

SANTA MARINELLA – Roma si era da poco impadronita, a seguito della vittoria riportata nei confronti della coalizione etrusca rappresentata da Tarquinia e Cerveteri, anche di una ampia fascia costiera che andava ben oltre Capo Linaro e ciò gli aveva consentito di estendere ulteriormente il numero delle ben munite città fortificate poste in riva al mare a difesa della Caput Mundi dal pericolo, non certo aleatorio, della potentissima (ed in piena espansione) Cartagine dominatrice di tutto il Mare Mediterraneo. Nella succitata occasione gli antichi romani fondarono pure Castrum Novum (era l’epoca della Prima Guerra Punica correndo l’anno 264 a.C.) e, questa colonia romana, vera e propria fortezza sul mare, insieme a Pyrgi, Alsium e Fregellae nelle intenzioni di Roma doveva, in caso di sbarco punico, costituire la immediata risposta militare già sulle rive del Tirreno impedendo loro di dilagare, subitaneamente, verso la capitale del nascente impero romano. All’uopo, pronti all’azione di primo impatto bellico, dimoravano fissi a Castrum Novum almeno 150 legionari fermo restando che, in caso di necessità, avrebbero ricevuto, in tempi estremamente brevi, un congruo rinforzo numerico di uomini armati. La storia ci ha poi tramandato che le tre antiche cosiddette Guerre Puniche, estremamente debilitanti per Roma vuoi in termini di perdite di vite umane che economicamente, non avendo ancora raggiunto sia l’espansione che la ricchezza che poi ebbe (il cui incipit è risalibile a due secoli dopo) ebbero un altro svolgimento che non vide sbarchi cartaginesi sulla costa romana.

I ritrovamenti effettuati dalla missione archeologica internazionale coordinata dal noto archeologo Flavio Enei direttore del polo museale del castello di Santa Severa e svolta sotto l’egida della Soprintendenza Archeologica ha visto, finora, la presenza di archeologi e studenti di due Università francesi (Amiens e Lille) di due Università boeme (South Boemia e West Boemia) oltre che, per una estate, anche di due ottimi archeologi del Kirghizistan. Tutto ciò che sia magnetometri che i georadar avevano segnalato nelle loro prospezioni, sta venendo completamente alla luce ad iniziare dalle mura che cingevano, proteggendola e creandola come tale, la fortezza romana. È questo un muro di grande spessore (tre metri di larghezza) e di oltre cento metri di lunghezza (come schematizzato dai succitati strumenti elettronici) e si tratta solo di un lato dell’oppidum; un muro di difesa che era alto 7 mt. metri c.a. e forse addirittura “merlato” come potrebbero magari testimoniare le ricerche in corso. Durante le accurate campagne di scavo, in svolgimento dal 2010 (l’anno dei primi rilievi tecnico – archeologici), sono emersi, fra l’altro, oltre alle suddette mura, la cisterna sotterranea della città, i resti della cavea di un teatro, di varie fondamenta di case e caserme risalenti a differenti epoche (a partire dal III secolo a.C.) di una piazza pedonale in basoli,di una ampia porzione di una bella strada basolata proveniente ed andante alla porta est della città e poi ancora di alcune tombe, comprese quella di un bambino sepolto dentro una grande anfora, alcuni mosaici e varie monete risalenti a differenti epoche repubblicane ed imperiali.

Al di là di quanto viene ritrovato di reperti archeologici (di vario tipo, ordine e natura che finora non sono certo mancati) durante le operazioni di scavo attentamente vagliati, catalogati e messi nelle apposite buste di plastica con sopra scritto i relativi riferimenti, si è a volte di fronte a rinvenimenti che ci riportano, tout court, anche al vissuto quotidiano in loco delle persone di una certa epoca, nel caso specifico di Castrum Novum di oltre duemila anni fa. Chi scrive infatti ha assistito durante lo sterro del terreno a ridosso ed all’interno dei muraglioni di difesa della città al rinvenimento di varie decine di gusci di patelle semi fossilizzate, non sparpagliate però qua e là ma bensì raggruppate in un luogo ben preciso a testimoniare, senza ombra di dubbio, come oltre duemila anni fa i legionari a guardia del lato sud del castrum “banchettarono” con un più che congruo numero dei suddetti mitili. D’altronde il mare è là di fronte e sicuramente all’epoca era molto più ricco e pescoso di ora e non dimentichiamo che di fronte a Castrum Novum è stato individuato un sistema di peschiere forse inferiore per grandezza solo a quello di Torre Astura (che è ritenuto il più grande di tutto il Mediterraneo) e non mancavano quindi di certo alle patelle i moli sommersi ove attaccarsi e riprodursi in maniera esponenziale e sappiamo bene come gli antichi romani, a tutti i livelli, fossero ottimi consumatori pure di tutto quello che proveniva dal “pianeta” mare.

Ed a proposito di mare c’è da ricordare il certosino lavoro fatto dagli archeologi anche a ridosso della battigia con il riportare alla luce molte ed importanti pertinenze riguardanti la città posta al di sopra; un puntiglioso lavoro di ricerca e mappatura che ha permesso anche di riportare alla luce realtà dell’età del bronzo e nel fondale del fronteggiante mare anche vari reperti risalenti all’epoca etrusca, ove al riparo di Capo Linaro (soprattutto dai venti di scirocco e libeccio) già i Rasenna (gli Etruschi) fruivano di un tranquillo punto di approdo servente il cosiddetto “Popolo che Sorride” (gli Etruschi) molto ben stanziato in una zona ampiamente dominata dalle potenti lucumonie di Cerveteri e Tarquinia. E sempre nelle acque marine a ridosso di Capo Linaro (a forma di falce di luna – dall’etimo della divinità lunare romana personificazione della Luna) è stata precedentemente ritrovata una grande spada risalente all’Età del Bronzo Recente che, a tutt’oggi, risulta essere l’arma più antica rinvenuta nel mare Tirreno centrale. Castrum Novum che già aveva restituito negli scavi fatti (con altre contenute e limitate metodiche ed in totale, ed ovvia, totale assenza di importanti supporti tecnologici nel ‘700 (1700 p. C.) durante il possesso dei territori da parte dello Stato Pontificio varie belle statue ed epigrafi marmoree che sono esposte ai Musei Vaticani e anche lastre marmoree sempre effigiate di cui una, rilevantissima, rappresentanti due gladiatori è visibile al bel Museo Archeologico di Civitavecchia. Castrum Novum la quale è esistita per almeno 800 anni tanto è vero che ancora nel V° secolo p.C. lo scrittore e poeta Rutilio Namaziano nel “De reditu suo” (Il Ritorno) nel suo viaggio in mare per tornare in Gallia la cita come ancora esistente. Castrum Novum riportata pure, come Castro Novo, nella famosa Tabula Peutingeriana (antica carta stradale ad uso militare) risalente all’epoca di Augusto e poi ancora nella Carta Viaria redatta da Gian Battista Cingolani nel 1692 p.C. come Rud (Ruderi) Castri Novi.

Va ricordato come quanto di ricerche archeologiche è in corso a Castrum Novum è stato portato a conoscenza di una ancora più ampia e qualificatissima ribalta internazionale da Flavio Enei che ha esposto e presentato una dettagliata e documentata relazione al secondo Convegno Internazionale concernente il Mediterraneo e la Storia; convegno, organizzato dal prestigioso Institutum Romanum Finlandiae svoltosi ad Ischia (la Pithekoussai greca – la più antica colonia greca d’occidente – poi Pithecusae romana -) ed il quale ha avuto il titolo: “Nautae Longe a Patria Sua Vivunt” (“I marinai vivono lontani dalla loro patria”). Ad esso hanno partecipato studiosi finlandesi, statunitensi, canadesi, francesi, svedesi ed italiani che hanno apprezzato moltissimo quanto detto e mostrato dal dott. Enei il quale, come è noto, è anche il direttore del Museo Civico di Santa Marinella – Museo del Mare e della Navigazione Antica.

Dimenticavo di dire che i massi che compongono le grandi mura difensive di Castrum Novum sono in opera quadrata di scaglia e non di tipo poligonale come nel caso ad es. di Pyrgi (attuale castello di Santa Severa) l’altra città fortificata romana resa tale, sempre nello stessa epoca e per i medesimi motivi, nel timore di un improvviso sbarco dei cartaginesi. Mura di Pyrgi anche queste ripulite a cura dei volontari specializzati del GATC (Gruppo Archeologico del Territorio Cerite) che, fin dall’inizio, operano alacremente anche in quel di Castrum Novum. Ove sabato prossimo 11 Luglio alle ore 18,00 inizieranno le visite guidate (tel. per prenotazioni 3923025990). C.N. che è molto facile da raggiungere essendo posto a Santa Marinella in località Capo Linaro con l’ingresso in Via Aurelia n 613 km.64,300 e con un ampio parcheggio gratuito a disposizione dei visitatori.

C’è da aggiungere che subito dopo Castrum Novum è stata riporta alla luce una domus (casa) a pianta quadrata dotata di un suo balneum (terma) con acclusa forica (latrina) risalente al 100 p. C. chiamata anche (scherzosamente, ma non più di tanto, essendo anche lei fronte mare divisa dalla battigia solo dalla Via Aurelia) domus piscator (la casa del pescatore) per tutta una serie di ritrovamenti di ami ed altri piccoli attrezzi concernenti la pesca. Un tutt’uno, con Castrum Novum, che nelle dichiarate intenzioni del Primo Cittadino di Santa Marinella Avv. Pietro Tidei dovrebbe venire costituire, quanto prima, un gran bello ed interessante Parco Archeologico. Comune di Santa Marinella che ha avuto recentemente l’autorizzazione a portare avanti, per altri tre anni, gli scavi e le ricerche a Castrum Novum. Scavi e ricerche che sono e saranno sempre coordinate e dirette da Flavio Enei.

Va sottolineato come in questi anni a Castrum Novum si sia voluto incentivare pure la didattica storico -archeologica (a volte anche in maniera simbolicamente operativa) rivolta a più classi scolastiche di vari Istituti non solo di Santa Marinella ma anche di Cerveteri e Ladispoli. Una iniziativa questa che ha riscosso, fra gli studenti ed i loro professori, un indubbio successo ed un gradimento veramente molto alto per come è stata condotta e per tutte le spiegazioni che gli interessati hanno ricevuto, spesso anche in risposta alle loro specifiche domande di vario tipo, ordine e natura concernenti questa realtà antico romana inizialmente posta, 2300 anni fa, a presidio costiero in funzione specificatamente anticartaginese.

 

Arnaldo Gioacchini