CIVITAVECCHIA – Un pubblico entusiasta ha salutato ieri con oltre cinque minuti di applausi Massimo Ranieri, che con il suo ritorno al Traiano ha dato il via ufficiale alla nuova stagione. Nelle tre intensissime repliche del suo recital-concerto “Chi nun tene coraggio nun se cocca ch’ ’e femmene belle”, Ranieri ci sottopone ad una caleidoscopica immersione nell’universo della musica italiana, popolare e di tradizione, che lui come pochi altri riesce a re-inventare con tanto mestiere, passione e – cosa che in un artista affermato non guasta – umiltà. La cultura napoletana fa’ da filo rosso a questo accumularsi di pensieri sparsi, memorie, ritmi e melodie all’interno dei quali Ranieri ci guida in oltre due ore di spettacolo: dei versi di Viviani come delle sceneggiate, delle note blues di Pino Daniele così come delle incursioni partenopee di De Andrè con il suo “Don Raffaè”, Ranieri si fa’ interprete raffinato e insieme viscerale, nobile “scugnizzo” portavoce di una napoletanità che si eleva ad arte. Riconosciuto non a caso dal regista Maurizio Scaparro come “l’ultimo Pulcinella”, gli zigomi scavati che un po’ ricordano quell’ Eduardo delle cui commedie di recente si è dimostrato degnissimo interprete, Ranieri riempie il palcoscenico della sua presenza inconfondibile, concedendosi tra un pezzo e un altro lo spazio per una riflessione, un detto popolare, i versi di una poesia che gli sono rimasti a mente più di altri. È un viaggio in cui si parla di coraggio, di dignità, di donne e di uomini e ovviamente d’amore. Parlando d’amore, non si può non pensare alle sofferenze che spesso causa ma, come ci insegna la cultura napoletana, “adda passà ‘a nuttata” , e così una struggente melodia può trasformarsi con molta facilità in un pezzo di varietà. Quando, come spesso accade, le parole non bastano, ecco arrivare in aiuto le note familiari, appartenenti ad un repertorio da tutti condiviso: così Ranieri, attraverso le musiche e le parole di Concato, De Gregori, Battiato, Battisti e Tenco – solo per citarne alcuni – descrive il suo personalissimo universo di emozioni, facendoci riassaporare di quei pezzi la sensazione del primo ascolto. Se l’operazione drammaturgica alla base di questo collage musicale può lasciarci piuttosto perplessi, Ranieri si riscatta ampiamente con quel suo ‘performare’ ogni pezzo, riempirlo della sua mimica da ultimo Comico dell’Arte e del suo timbro inconfondibile. L’empatia con la sala è immediata, il pubblico risponde generoso; il risultato sono oltre due ore di puro godimento, condito da un pizzico di romanticismo e da una prorompente mediterraneità. La positività, sembra dirci Ranieri (anche non a parole) è tutto, per questo non resta che salutarsi con un “Gratias a la vida” collettivo e come non mai partecipato.
Francesca Montanino






