“Prima che tu dica: pronto”. Ritratto di Natalia Ginzburg

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Parte una nuova rubrica di Centumcellae News: “Prima che tu dica: pronto”. Un omaggio ad Italo Calvino, tratto da uno dei suoi racconti de “Gli amori difficili”. Una lettera d’amore, una riflessione, racchiusa in quell’istante in cui i due amanti sono al telefono, ma ancora non uno non ha detto pronto. Nel nostro caso, un invito a lasciare perdere per un po’ i telefoni e dedicarsi un po’ di più alla lettura. Un angolo di lettori appassionati, corsari di pagine, pirati di rime.

«Siccome il mondo è impazzito, e lo sappiamo da molti segni, i doni di fama e fortuna che esso usa prodigare sono, per l’appunto, frutto del caso. Inutile cercare di giudicarli, inutile cercare di indagarne le ragioni e le strade, inutile forse anche stupirsene, lo sforzo di ognuno deve essere quello di giudicare ciascuna cosa, opera o persona, isolandola dal giudizio degli altri».

Natalia Ginzburg

Natalia Ginzburg entra prepotentemente nella mia vita di lettrice attraverso un brano di “Lessico Famigliare” in un libro di antologia delle scuole medie.
Me lo presentó una suora con molto senso del dovere e di espiazione e poco amore per la letteratura.
Ricordo di quel brano le urla del padre, lo yogurt fatto in casa è un mare di «sempi» e «sbrodeghezzi», «potacci» e «malagrazie”.
Più tardi Natalia Ginzburg divenne per me l’evocatrice perfetta della generazione degli “einaudiani”: Giulio Einaudi e Cesare Pavese, Elsa Morante e Alberto Moravia, Adriano Olivetti e Cesare Garboli, Carlo Levi e Lalla Romano, Italo Calvino.
La Torino della casa editrice degli struzzi, dei caffè fumosi, di una Resistenza, a tratti borghese.
Le lettere che Leone Ginzburg le scrive dal carcere di Civitavecchia ci presentano una donna indecisa, riottosa, che si dice non innamorata, ed un uomo che la rassicura, che la vuole sua, che le dice che quando si vedranno le idee saranno chiare e l’amore riscoperto.
Leggendo poi “La Corsara” di Sandra Petrignani edito Neri Pozzi (finalista Premio Strega di quest’anno), il ritratto di “Nat”, come la chiamava affettuosamente Pavese, si fa più completo, più sfaccettato.
Se l’incontro fondamentale della sua vita è quello con Leone Ginzburg, che sposa a ventidue anni e perde quando ne ha ventotto e tre figli piccoli (lui muore a Regina Coeli dopo un pestaggio da parte dei tedeschi che lo tengono prigioniero), per lei conta molto anche il secondo marito Gabriele Baldini, con il quale diventa genitrice di una bambini gravemente disabili.
Il suo ultimo figlio, Antonio, muore ad un anno di vita. Per sopravvivere al dolore Natalia lo estirpa dalla memoria, non lo nominerà più, non ne farà più riferimento, neanche nelle biografie ufficiali o nelle interviste.
Il ritratto di una donna, la cui vita di intreccia con la storia italiana del secondo novecento e con i suoi eventi più tragici.
“Un modo di essere donna, spesso dolente ma sempre pratico e quasi brusco, in mezzo ai dolori e alle gioie della vita».

VDG