“Prima che tu dica pronto”. La ragazza con la Leica

Nuovo appuntamento con la rubrica culturale “Prima che tu dica pronto”.
 

Per molti anni non ho letto i romanzi vincitori del Premio Strega, un po’ per la ricerca di un qualche elitarismo letterario, un po’ per amore e rispetto nei confronti de “La bella estate” e del Pavese depresso che, con quel romanzo, lo vinse nel 1950 suicidandosi appena qualche giorno dopo. 

Ho fatto pochissime eccezioni, una per Piccolo e il suo “Il desiderio di essere come tutti’. Ancora adesso non so se fu un romanzo da Premio Strega, ma ci ritrovai molte pagine in comune con la mia storia politica.
 
L’ultima eccezione, infine, l’ho fatta per il vincitore di quest’anno: “La  ragazza con la Leica” di Helena Janeczeck edito Guanda. 
 

Gerda Pohorylle, meglio conosciuta come Gerda Taro è stata una fotografa di guerra. 

La sua morte violenta a 27 anni la consegna al mito e al pantheon delle donne come rivoluzionaria e coraggiosa caduta per le proprie idee e per il suo lavoro.

Il romanzo si apre con una fotografia che ritrae Gerda e Robert Capa, insieme, uniti da un largo sorriso e dal fucile, durante la guerra civile spagnola.  La visione fotografica domina l’intero romanzo, ma Gerda non è sempre a fuoco, al centro c’è un intero gruppo di esuli, per lo più di origine ebraica e polacca, che si incontra a Parigi e decide di partire per la Spagna. La stessa Parigi che nel 1937, il 1 agosto, in un mare di bandiere rosse, rende omaggio a Gerda per l’ultima volta durante il suo corteo funebre.

Un romanzo sempre in bilico tra quello sentimentale, quello storico e  una biografia, “La ragazza con la Leica” ci spinge ad una riflessione sull’antifascismo e su un intera generazione che si sollevò durante i martiri di un’Europa devastata tra franchismo, fascismo e nazismo.

E all’implacabile confronto con il nostro oggi, in cui molte di queste devianze tornano in auge, e all’indifferenza se non alla connivenza di molta parte della società. 

 

VDG